sopra le nuvole, il cielo è azzurro


EN COMPAGNIE…. C’EST MIEUX!

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MANGIARE ECOLOGICO IN GIUGNO – MANGER ECOLOGIQUE EN JUIN

FRUTTA – FRUIT 

albicocche – abricot

ciliegie – cerises 

fragole – fraise

limone – citron

melone – melon 

pesche – pèche 

 

 

VERDURE – LEGUME 

Asparagi – asperges

Biettole – blette

cetrioli – concombre 

cipol
la – oignon 

fagiolini – haricot vert 

me
lanzane – aubergine 

peperone – poivron 

piselli – petits pois 

pomodoro – tomate 

ravanello – radis

sedano – céléri 

zucchine – courgette 

 


PERCHE SMETTERE DI FUMARE

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polmone sano                                     polmone di un fumatore          

 

SE SMETTI CI GUADAGNI DA SUBITO

ENTRO 20 MINUTI

  • si normalizza la pressione arteriosa
  • si normalizza il battito cardiaco
  • torna normale la temperatura di mani e piedi

ENTRO 8 ORE

  • scende il livello di anidride carbonica nel sangue
  • si normalizza il livello di ossigeno nel sangue

ENTRO 24 ORE

  • diminuisce il rischio di attacco cardiaco

ENTRO 48 ORE

  • iniziano a ricrescere le terminazioni nervose
  • migliorano i sensi dell’olfatto e del gusto

ENTRO 72 ORE

  • si rilassano i bronchi, facilitano il respiro
  • aumenta la capacità polmonare

DA 2 SETT. A 3 MESI

  • migliora la circolazione
  • camminare diventa sempre meno faticoso
  • aumenta del 30% la funzione polmonare

DA 3 A 9 MESI

  • diminuiscono affaticamento, respiro corto, sinusite e tosse
  • aumenta il livello di energia generale

ENTRO 5 ANNI

  • la mortalità da tumore polmonare per il fumatore medio (un pacchetto al giorno) scende da 137 per centomila persone a 72. Dopo dieci anni scende a 12 per centomila che é la normalità.

ENTRO 10 ANNI

  • le cellule precancerose vengono rimpiazzate
  • diminuisce il rischio di altri tumori: alla bocca, alla laringe, all’esofago, alla vescica, ai reni e al pancreas.

TIMO – Thymus vulgaris L.

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Il timo è originario della regione mediterranea occidentale. Cresce spontaneo in tutta l’area mediterranea fino a 1500 m. Preferisce terreni calcarei e ben drenati. Vegeta bene nei luoghi soleggiati e non tollera inverni umidi e freddi.
Viene coltivato in Francia, Spagna, Grecia, Portogallo e Stati Uniti.

La diffusione dell’ impiego alimentare del Timo è dovuta non solo alle caratteristiche aromatiche ma anche a quelle antisettiche che contribuiscono a prolungare la conservazione dei cibi.

Viene utilizzato per le proprietà balsamiche, tossifughe, fluidificanti catarrali (è benefico anche per pertosse e asma), per combattere le infiammazioni e le infezzioni intestinali, per normalizzare i processi digestivi. Tisane e sciroppi di Timo tonificano l’ intero organismo, stimolano l’ appetito e la digestione, favoriscono il funzionamento del fegato, combattono le malattie da raffreddamento.

IN USO INTERNO: Le sommità fiorite.: Per le fermentazioni intestinali, e le affezioni catarrali dell’ apparato respiratorio. Infuso (tisana): 1 – 1,5 grammi in 100 ml di acqua. Due – tre tazzine al giorno (dolcificate con miele). Tintura vinosa: 2,5 grammi in 100 ml di vino bianco (a macero per 5 giorni). A bicchierini.

IN USO ESTERNO: Le sommità fiorite: Per detergere piccole piaghe e ferite in caso di necessità per purificare la cavità orale. Infuso: 5 grammi in 100 ml di acqua. Fare lavaggi, sciacqui e gargarismi.

Nella cosmetica popolare il Timo si usa per la sua energica azione defatigante sul viso (soffumigi brevi di una manciata di Timo in un catino di acqua bollente, tenendo ben chiusi gli occhi per evitare irritazioni).


OGM PERICOLOSI PER LA SALUTE, UN NUOVO STUDIO DALLA RUSSIA

19/04/2010 – Sloweb
OGM PERICOLOSI PER LA SALUTE, UN NUOVO STUDIO DALLA RUSSIA dans appronfondimento soia-1 Uno studio indipendente dell’Institute of ecology and evolution della Russian Accademy of Sciences, in collaborazione con la National Association for Gene Security e l’Institute of Ecological and Evolutional Problems, ha riscontrato una grave deficienza nella capacità riproduttiva su mammiferi alimentati con cibo gm.
Per due anni, i ricercatori guidati dal professor Dr. Alexei Surov, hanno osservato quattro gruppi di criceti, suddivisi in coppia per ogni gabbietta. Un gruppo è stato nutrito con soia non gm, reperita con grande difficoltà in Serbia (considerato che il 95% della soia prodotta al mondo è gm), il secondo solo con soia transgenica, il terzo con un mix equilibrato dei due prodotti e il quarto per la maggior parte con soia modificata geneticamente.

La prima generazione di criceti non ha subito nessun mutamento, ma già nella seconda il tasso di crescita è rallentato, così come la maturità sessuale. Il vero problema è stato registrato nella terza generazione: le cavie alimentate con cibo transgenico hanno perso completamente la loro capacità riproduttiva. Inoltre le cavie di terza generazione, hanno sviluppato alcune malformazioni che gli scienziati non sanno ancora spiegare. L’unica certezza, per ora, è che gli effetti negativi si bloccano solo quando si smette di alimentare i criceti con cibo geneticamente modificato.

Secondo quanto dichiarato dai ricercatori, è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive circa i rischi per la salute dell’uomo, ma sono quanto mai necessarie maggiori ricerche ed esperimenti. Il dottor Surov presenterà il suo studio il 5 giugno in occasione della chiusura dei Days of defence against environmental hazards iniziati lo scorso 15 aprile.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte:
ecoblog.it

english.ruvr.ru


FORMAGGIO FINTO

20/04/2010 – Sloweb
FORMAGGIO FINTO dans appronfondimento cheese Odora di formaggio, ha l’aspetto del formaggio, spesso sa di qualcosa che sembra formaggio. Ma non lo è.
In Europa, si consumano circa ventimila tonnellate di imitation cheese o cheese analogue ogni anno, meno dell’uno per cento dei consumi, certo, ma è una percentuale in crescita. Quel che preoccupa, oltre ai dubbi sui valori nutrizionali (il formaggio “imitatore” contiene grassi vegetali vari tra cui anche olio di palma, caseina, sottoprodotti di lavorazione del latte, fibre alimentari, amido), è la beffa agli ignari consumatori. Naturalmente sono confezionati con imballaggi che ricordano quelli dei comuni formaggi e i menù dei ristoranti spesso non specificano che la mozzarella nella pizza non è quella vera. Viene venduto in fette adatte a panini o hamburger: facile da usare, comodo da conservare.

In Germania è Petra Zachari, rappresentate di un’importante associazione di consumatori tedesca, a dare l’allarme: è molto comune che grandi supermercati e ristoranti vendano il formaggio falso al posto di quello vero, soprattutto fast food e pizzerie economiche. Il prodotto è molto meno caro: «Alcuni sono davvero disgustosi, e si può davvero notare la differenza perché sono più trasparenti, hanno una diversa consistenza e non sono per niente saporiti».

Nella Repubblica Ceca, il vice Ministro della Sanità, Michael Vit, ha promesso invece di prendere provvedimenti: «I controlli sul formaggio fasullo faranno parte delle nostre normali ispezioni. Controlleremo le pizzerie e analizzeremo gli ingredienti che loro chiamano formaggio, così da poter segnalare il composto di amido e olio vegetale». Finora il dipartimento della salute ceco, si era preoccupato di verificare alimenti che potessero nuocere alla salute, ma ora il monitoraggio sarà orientato anche a trovare quei prodotti che imbrogliano i consumatori.

Il Parlamento Europeo sembrerebbe intenzionato ad approvare un articolo che autorizza i «formaggi di imitazione» in cui la crema del latte è sostituita da diversi ingredienti.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte:
prabhupadanugas.eu
trashfood.com


TEMPI DURI PER GLI OGM

27/04/2010 – Sloweb
TEMPI DURI PER GLI OGM dans appronfondimento ogm01 Il tribunale federale di St. Louis in Arkansas (Usa) ha condannato la multinazionale tedesca Bayer CropScience a risarcire quattordici agricoltori per la contaminazione da riso gm sperimentale.
È il quarto verdetto emesso a sfavore dell’azienda da quando, nell’agosto 2006, il Dipartimento Usa per l’agricoltura (USDA) denunciò la presenza del riso transgenico LLRICE601l, creato dalla Bayer per resistere al diserbante Liberty Link, in quello convenzionale long grain.
All’epoca la commercializzazione del riso transgenico non era stata autorizzata: l’allerta sanitaria provocò il crollo delle quotazioni e furono bloccate le importazioni del cereale statunitense in Europa e Giappone. Un grave danno per i produttori di Arkansas, California, Louisiana, Mississippi, Missouri e Texas.

Quest’ultima sentenza emessa dai giudici federali obbliga la Bayer a risarcire gli agricoltori con 48 milioni di dollari perché negligente e omissiva, non avendo comunicato la contaminazione e limitato i danni.

Il dibattito sugli ogm è quanto mai aperto: mentre la Commissione Europea, basandosi sul parere favorevole dell’Agenzia per la sicurezza alimentare (EFSA), chiede al Comitato permanente per la catena alimentare e la salute animale di approvare la commercializzazione nell’Ue del riso geneticamente modificato LL62 (prodotto dalla Bayer e destinato a uso alimentare), in Austria il Ministro della Salute, il Ministro per la Tutela del Consumatore e i Governi dei Lander hanno approvato una legge che blocca la coltivazione della famosa patata Amflora della Basf, proprio prima della semina. Il tubero transgenico aveva ricevuto il via libera dal Commissario europeo alla Salute e Politica dei consumatori John Dalli.

Intanto, in Germania, anche Burger King, McDonald’s, Lorenz Snack-World e Nordsee si schierano contro le patate gm. Der Spiegel di questa settimana riporta il messaggio delle maggiori catene di fast food che invitano la Commissione Europea a rinunciare alla legalizzazione di colture di patate transgeniche. Secondo il settimanale tedesco, anche i giganti della ristorazione veloce hanno paura di un danno d’immagine, soprattutto vorrebbero evitare il rischio di un aumento dei costi delle forniture della materia prima.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it


Fonte:
Associated Press
Der Spiegel


1kg di latte = 2.4kg di anidride carbonica

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da SLOW FOOD

  Il settore lattiero-caseario incide per circa il quattro per cento sul totale di tutte le emissioni di gas serra causate dall’uomo. Un dato che emerge dal Greenhouse Gas Emissions from the Dairy Sector, il nuovo rapporto condotto dalla Divisione Fao Produzione e Salute Animale.

La percentuale include tutti i tipi di allevamento, dalle mandrie nomadi fino agli allevamenti intensivi e prende in esame l’intera catena alimentare: produzione e trasporto dei fattori produttivi (fertilizzanti, pesticidi e mangimi), trasformazione e confezionamento, trasporto del prodotto finito e anche le emissioni causate dagli animali.

Nel 2007, il settore lattiero-caseario ha emesso 1.969 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio: l’emissione CO2 equivalente è una misura standard per comparare l’effetto serra dei diversi gas. La media globale per chilo di latte e relativi prodotti caseari è di 2.4 kg di CO2.

«Il rapporto è uno strumento fondamentale per capire e identificare le opportunità per ridurre l’impatto ambientale del settore lattiero-caseario, continuando a fornire al tempo stesso prodotti alimentari sicuri e nutrienti», afferma Samuel Jutzi, direttore della divisione che ha condotto lo studio.

L’analisi fa parte di una ricerca avviata per trovare e indicare le strategie possibili per contenere i danni dovuti ai cambiamenti climatici. Un approccio simile sarà infatti utilizzato per quantificare le emissioni di gas serra associate ad altre specie di bestiame, come i bufali, il pollame, i piccoli ruminanti e i suini.
Il rapporto finale sarà pubblicato nel 2011 e riprenderà il Livestoc’s Long Shadow, lo studio che nel 2006 aveva denunciato come il 18% di tutte le emissioni di gas serra sono causate dal settore zootecnico, ma avrà dati aggiornati e fornirà un’analisi disaggregata dei diversi sistemi produttivi.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte:
fao.org

Rapporto della FAO (inglese)

New FAO report assesses dairy greenhouse gas emissions

20-04-2010

Study covers the global dairy business from nomadic herds to intensified dairy plants

Dairy production and global climate change

20 April 2010, Rome - The dairy sector accounts for around four percent of all global anthropogenic greenhouse gas emissions (GHG) according to a new FAO report. This figure includes both emissions associated with the production, processing and transportation of milk products as well as emissions related to meat produced from animals originating from the dairy system.

Considering just global milk production, processing and transportation and excluding meat production, the sector contributes 2.7 percent of global anthropogenic GHG emissions.

In 2007, the dairy sector emitted 1 969 million tonnes of carbon dioxide (CO2) equivalent, of which 1 328 million tonnes are attributed to milk, 151 million tonnes to meat from culled dairy animals, and 490 million tonnes from calves from the dairy sector that were raised for meat. The CO2 equivalent emission is a standard measurement for comparing emissions of different GHGs.

The global average of GHG emissions per kilogram of milk and related milk products is estimated at 2.4 kg CO2 equivalent.

Methane contributes most to the global warming impact of milk, accounting for about 52 percent of the GHG emissions in both developing and developed countries. Nitrous oxide emissions account for 27 percent of GHG emissions in developed countries and 38 percent in developing countries. Carbon dioxide accounts for a higher share of emissions in developed countries (21 percent) than in developing countries (10 percent).

The FAO report, Greenhouse gas emissions from the dairy sector, covers all major milk production systems from nomadic herds to intensified dairy operations. It focuses on the entire dairy food chain, including the production and transport of inputs (fertilizer, pesticide and feed) used for dairy farming, on-farm emissions and emissions associated with milk processing and packaging as well as the transportation of milk products to retailers. The margin of error of the estimates is ±26 percent.

« This report is fundamental to understand and identify opportunities for reducing the environmental impact of the dairy sector while providing safe and nutritious foodstuffs, » said Samuel Jutzi, Director of FAO’s Animal Production and Health Division.

The assessment is part of an ongoing programme to analyse and recommend options for climate change mitigation. The next step is to use a similar approach to quantify GHG emissions associated with other major livestock species, including buffalo, poultry, small ruminants and pigs. The effectiveness, welfare and trade implications of policy options will then be carried out through economic modelling. A final report will be published in 2011.

In its landmark 2006 report, Livestock’s Long Shadow, the FAO found that 18 percent of all greenhouse emissions were caused by the livestock sector, using an aggregate life cycle approach. The final report on livestock GHG emissions will use the same approach but with updated  data and providing a breakdown into different production systems, as well as indicating solutions for policy-makers, producers and processors.


MANGIARE ECOLOGICO IN MAGGIO – MANGER ECOLOGIQUE EN MAI

verdure

aglio – ail 

asparago – asperge

bietta – blette

carotte

cipolla – oignon

faggiolini – mange-tout

lattuga – laitue

piselli – petits pois

ravanelli – radis

 

frutta

arancia – orange

ciliegie – cerise

fragole – fraise

kiwi

 


VITA E FILOSOFIA

 

Prius vivere deinde filosofare, recita un detto latino.

Prima vivere, dopo fare filosofia.

Il proverbio ci dà l’ordine delle priorità per condurre un’esistenza sanamente concreta.

 

tratto da « il conto dell’ultima cena » di Moni Ovadia

 


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