sopra le nuvole, il cielo è azzurro


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Liste des articles dans la catégorie COPENHAGEN 2010.

COPENHAGEN

 

 

dichiarazione degli obiettivi dell’Unione Europea, dell’associazione regionale scandinava, dell’agenzia energetica europea; Energy Tour sul risparmio energetico;

 

déclaration des objectifs de l’Union Européenne, de l’assosiation régionale scandinave, de l’agencie européenne de l’énergie; Energy Tour sur la consommation énergétique.

 


Copenhagen, l’UE frena su accordo

L’Unione europea frena l’ottimismo sui risultati del vertice sul clima di Copenhagen pronto ad aprire la terza giornata di lavori tecnici. Scetticismo arriva anche dal Cremlino. Intanto al vertice è circolato un documento della presidenza danese che ha fatto molto arrabbiare i rappresentanti del G77, il gruppo di 131 paesi, soprattutto in via di sviluppo, in quanto il documento è circolato senza essere sottoposto alla loro attenzione e perché chiede una serie di impegni.

Intanto il mondo suda. L’allarme è dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) che in contemporanea a Copenhagen e a Ginevra ha lanciato il nuovo rapporto sul riscaldamento globale. Il decennio 2000-2009 dovrebbe risultare il più caldo mai registrato dal 1850, anno in cui sono iniziate le misurazioni ed il 2009 dovrebbe situarsi tra i 10 anni più caldi, probabilmente al quinto posto.

E nella lotta alla febbre del Pianeta, la ricetta sembra proprio a portata di mano. Le aree protette di tutto il mondo, infatti, hanno dimostrato oggi per la prima volta Unione mondiale per la natura, Wwf, Società per la protezione della natura, Banca mondiale e Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep), conservano il 15% delle scorte mondiali di carbonio terrestre.

Ancora forte intanto la scia della dichiarazione dell’Agenzia americana per l’ambiente (Epa) che ha inserito l’anidride carbonica tra le sostanze dannose alla salute, mentre la Cina insiste nel chiedere serietà di impegni ai paesi ricchi.


Copenhague : la réponse des pays émergents au texte de la présidence danoise

Le Monde a réussi à se procurer le draft (« brouillon ») de l’accord souhaité à Copenhague par les pays émergents et en développement. Un texte mis au point, en secret, par la Chine avec le Brésil, l’Inde, l’Afrique du Sud et le Soudan – en tant que président du G77, qui regroupe les pays en développement. Ce document confidentiel est leur réponse au texte qu’avait discrètement fait circuler le Danemark, qui préside le sommet sur le climat, comme l’avait révélé Le Monde, le 3 décembre.

Envoyé par fax le 30 novembre de Pékin, ce document est intitulé « Copenhagen accord (draft) ». Il marque nettement les positions du G77 mais ouvre la porte à des compromis. Insistant en préambule sur le maintien du protocole de Kyoto, le document indique que la hausse de la température de la Terre « ne doit pas dépasser 2 °C ». Il promeut l’engagement des pays développés à réduire leurs émissions de façon contraignante et inclut une formule visant au même objectif pour les Etats-Unis, qui n’ont pas ratifié le protocole de Kyoto.

Le texte mentionne aussi les actions qu’entreprendront les pays en développement, soulignant qu’elles ne seront pas contrôlées par une instance internationale. Des dispositions spécifiques sont aussi prévues pour le financement, notamment la création d’un fonds sous l’égide de l’ONU.

Ecrit dans un langage diplomatique assuré, bien équilibré, ce texte se veut réaliste et acceptable. Il montre que le G77 est prêt à prendre la direction des opérations.

Les grands pays émergents n’ont pas voulu diffuser le texte que révèle Le Monde. Le document sera intégralement reproduit sur Le Monde.fr, jeudi 10 décembre, au moment de la publication du Monde, lequel analysera ce texte important.


LA BOZZA DELLO SCANDALO

Tutti sembrano d’accordo: dal summit di Copenhagen, oggi al terzo giorno di lavori tecnici, non uscirà un documento vincolante contro i cambiamenti climatici. Ma solo un’intesa di massima che potrebbe in un secondo momento diventare un trattato. La strada verso quest’intesa è comunque impervia. Una bozza di accordo, attribuita al governo danese, ha già cominciato a circolare, provocando l’irritazione dei Paesi in via di sviluppo.

Il capo negoziatore della Commissione europea cerca di gettare acqua sul fuoco: “Non ha alcuna validità, è solo un pezzo di carta. Gli unici testi che contano sono quelli che tutti possono negoziare”.

A contrariare i Paesi in via di sviluppo, Cina in testa, è stato proprio il fatto che la bozza danese pare essere fatta su misura per le economia più forti. Prevede per esempio un sistema unico di riduzione delle emissioni, mentre la Cina vorrebbe una disciplina speciale per i meno ricchi”.

“Quello che è successo è molto grave – dice il rappresentante del G77, il gruppo che riunisce i paesi in via di sviluppo -. Si tratta di una violazione delle regole che minaccia l’esito del negoziato di Copenhagen”.

I Paesi poveri, insomma, cercano di far sentire la loro voce dentro e fuori le sedi dove si riuniscono i 15 mila rappresentanti di 192 Stati. A prendere la decisione finale sarà un vertice di capi di Stato e di governo il 18 dicembre.


EDITORIALE MONDIALE

CI RESTA POCO TEMPO

In occasione della conferenza che si apre in Danimarca, 56 quotidiani di 45 Paesi pubblicano questo editoriale comune e si appellano ai rappresentanti dei 192 stati presenti

   “Oggi 56 giornali di 45 paesi stanno facendo un passo senza precedenti, quello di parlare con una unica voce in un editoriale comune. Lo facciamo perché l’umanità si trova ad affrontare una grave emergenza.

   Se non ci uniamo per intraprendere delle azioni decisive, il cambiamento climatico devasterà il nostro pianeta e con esso la nostra prosperità e la nostra sicurezza. I pericoli sono diventati sempre più manifesti nel corso dell’ultima generazione. Ora hanno cominciato a parlare i fatti: 11 degli ultimi 14 anni sono stati i più caldi mai registrati, la calotta artica si sta sciogliendo e i surriscaldati prezzi del petrolio e dei generi alimentari sono solo un assaggio della distruzione che ci attende. Sulle pubblicazioni scientifiche la domanda non è più se la causa sia imputabile agli essere umani, ma quanto è breve il tempo che abbiamo ancora a disposizione per contenere i danni. Nonostante tutto ciò, fino a questo momento la risposta del mondo è stata tiepida e debole.

   Il cambiamento climatico è stato prodotto nel corso di secoli, ha conseguenze che dureranno per sempre e le possibilità che abbiamo di controllarlo saranno determinate dai prossimi 14 giorni. Ci appelliamo ai rappresentanti del 192 paesi riuniti a Copenhagen affinché non esitino, non si lascino prendere la mano dalle controversie e non si accusino reciprocamente, ma che ricavino delle opportunità dal più grande fallimento della moderna politica. Si dovrebbe evitare una lotta tra il mondo ricco e quello povero o tra Occidente e Oriente. Il cambiamento climatico colpisce tutti e deve essere risolto da tutti.

   L’aspetto scientifico è complesso ma i fatti sono chiari. Il mondo deve prendere delle misure per contenere entro 2°C gli incrementi della temperatura, un obiettivo che richiederà che il picco globale delle emissioni e l’inizio del loro successivo decremento avvenga entro i prossimi 5-10 anni. Un innalzamento superiore di circa 3-4°C – la stima più bassa dell’incremento della temperatura qualora non si agisca – inaridirà i continenti e trasformerà le terre agricole in deserti. La metà di tutte le specie potrebbe estinguersi, un numero senza precedenti di persone sarebbe costretto all’esodo, interi paesi sarebbero innondati dal mare.

   Sono in pochi a ritenere che Copenhagen possa ancora produrre un trattato in una sua versione finale – verso un tale trattato si è potuto cominciare a fare reali progressi solo con l’arrivo del presidente Obama alla Casa Bianca e la fine di anni di ostruzionismo degli Stati Uniti. Il mondo si trova ancora oggi alla mercé della politica interna statunitense, dato che il presidente non può impegnarsi pienamente sulle azioni necessarie finché non lo avrà fatto il Congresso degli Stati Uniti.

   A Copenhagen però i rappresentanti politici possono e devono trovare un consenso sugli elementi essenziali di un accordo giusto ed efficace nonché – e questo è un punto cruciale – su un rigido calendario per trasformare questo accordo in un trattato. La prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima prevista per il giugno prossimo a Bonn dovrebbe essere considerata la data ultima o, come ha detto un negoziatore, “possiamo concederci un tempo supplementare ma non di rigiocare la partita”.

   Al centro dell’accordo ci deve essere una intesa tra il mondo ricco e quello in via di sviluppo che preveda, tra le altre cose, come sarà distribuito il costo della lotta al cambiamento climatico – e come si distribuirà una risorsa che solo recentemente è diventata preziosa: le migliaia di miliardi circa di tonnellate di anidride carbonica che rilasceremo prima che la colonnina del mercurio abbia toccato livelli pericolosi.

   Alle nazioni ricche piace ricordare la verità aritmetica secondo la quale non ci può essere una soluzione finché i giganti del mondo in via di sviluppo, quale la Cina, non adotteranno misure più radicali di quelle messe in atto finora. Il mondo ricco, però, è responsabile per la maggior parte dell’anidride carbonica che si è accumulata nell’atmosfera – tre quarti di tutta l’anidride carbonica rilasciata dal 1850. Il mondo ricco deve quindi ora indicare la strada e ogni singolo paese in via di sviluppo deve impegnarsi a ridurre le emissioni in modo tale da abbassare entro un decennio il proprio contributo di gas serra a livelli sostanzialmente inferiori a quelli del 1990.

   I paesi in via di sviluppo vorranno ricordare che loro hanno contribuito alle cause del problema solo in misura minore e che le regioni più povere del mondo saranno quelle più colpite. Tuttavia, questi paesi contribuiranno sempre di più al riscaldamento e devono quindi impegnarsi in prima persona in una azione significativa e quantificabile. Sebbene finora sia l’azione dei paesi avanzati sia quella dei paesi in via sviluppo non abbia raggiunto il livello auspicato da taluni, il recente impegno su nuovi target per le emissioni da parte dei due paesi che più inquinano al mondo, Stati Uniti e Cina, sono dei passi importanti nella direzione giusta.

   La giustizia sociale esige che il mondo industrializzato si dimostri generoso nel fornire risorse per aiutare i paesi più poveri a adattarsi al cambiamento climatico e a adottare tecnologie pulite che consentano loro di crescere economicamente senza che ciò comporti un aumento delle emissioni. Anche l’architettura di un futuro trattato dovrà essere stabilita in maniera ferma, prevedendo un monitoraggio multilaterale rigoroso, premi equi per la protezione delle foreste e una valutazione credibile delle “emissioni esportate”, in modo tale che il costo possa essere suddiviso in maniera equa tra chi produce prodotti inquinanti e chi li consuma. L’equità richiede inoltre che la dimensione del peso che ciascun paese sviluppato si accollerà tenga in considerazione la sua capacità di reggerlo; per esempio, i nuovi membri della Ue sono spesso molto più poveri della “vecchia Europa” e non dovrebbero soffrire di più dei loro partner più ricchi.

La trasformazione avrà un costo ingente che sarà in ogni caso molto inferiore al conto pagato per salvare la finanza globale e molto meno costoso delle conseguenze di non fare alcunché.

   Molti di noi, nel mondo sviluppato in particolare, dovranno cambiare il proprio stile di vita. L’era dei voli che costano meno del tragitto in taxi all’aeroporto sta volgendo alla fine. Dovremo acquistare, mangiare e viaggiare in maniera più intelligente. Dovremo pagare di più per l’energia e usarne meno.

   La prospettiva del passaggio a una società a basso impatto di anidride carbonica contiene tuttavia più opportunità che sacrifici. Alcuni paesi hanno già verificato che abbracciare la trasformazione può portare crescita, posti di lavoro e una migliore qualità della vita.

   Anche il flusso dei capitali ci dice che l’anno scorso, per la prima volta, gli investimenti destinati alle varie forme di energia rinnovabile hanno superato quelli impiegati per la produzione di elettricità da combustibili fossili.

   Liberarci della assuefazione all’anidride carbonica in pochi decenni che si riveleranno brevi, facendo fronte a una sfida senza uguali nella nostra storia, richiederà uno sforzo straordinario all’ingegneria e all’innovazione. Ma se mandare l’uomo sulla luna o scoprire i segreti dell’atomo sono state imprese nate dal conflitto e dalla competizione, la corsa contro l’anidride carbonica che sta per iniziare dovrà essere improntata a uno sforzo collaborativo che miri alla salvezza collettiva.

   Per avere la meglio sul cambiamento climatico occorrerà che l’ottimismo trionfi sul pessimismo, che una visione di ampia portata trionfi sulla miopia, su di ciò che Abraham Lincoln chiamò “i migliori angeli della nostra natura”.

   È con questo spirito che 56 giornali di tutto il mondo si sono uniti per questo editoriale. Se noi che proveniamo da ambiti nazionali e politici così diversi possiamo concordare su ciò che occorre fare, anche i nostri leader possono farlo.

   I rappresentanti politici che si riuniranno a Copenhagen hanno la possibilità di decidere quale sarà il giudizio della storia su questa generazione: una che ha capito la minaccia e che ne è stata all’altezza con le sue azioni oppure una talmente stupida da aver visto arrivare la catastrofe e di non avere fatto alcunché per impedirla. Vi imploriamo di fare la scelta giusta”.
 

(traduzione di Guiomar Parada) 7/12/2009

Ecco l’elenco dei 56 quotidiani di 45 Paesi che il 7 dicembre hanno pubblicato l’editoriale comune sul clima:
Süddeutsche Zeitung – Germania
Gazeta Wyborcza – Polonia
Der Standard – Austria
Delo – Slovenia
Vecer – Slovenia
Dagbladet Information – Danimarca
Politiken – Danimarca
Dagbladet – Norvegia
The Guardian – Gran Bretagna
Le Monde – Francia
Liberation – Francia
La Reppublica – Italia
El Pais – Spagna
De Volkskrant – Olanda
Kathimerini – Grecia
Publico – Portogallo
Hurriyet – Turchia
Novaya Gazeta – Russia
Irish Times – Irlanda
Le Temps – Svizzera (francese)
Economic Observer – Cina
Southern Metropolitan – Cina
CommonWealth Magazine – Taiwan
Joongang Ilbo – Corea del Sud
Tuoitre – Vietnam
Brunei Times – Brunei
Jakarta Globe – Indonesia
Cambodia Daily – Cambogia
The Hindu – India
The Daily Star – Bangladesh
The News – Pakistan
The Daily Times – Pakistan
Gulf News – Dubai
An Nahar – Libano
Gulf Times – Qatar
Maariv – Israele
The Star – Kenya
Daily Monitor – Uganda
The New Vision – Uganda
Zimbabwe Independent – Zimbawe
The New Times – Ruanda
The Citizen – Tanzania
Al Shorouk – Egitto
Botswana Guardian – Botswana
Mail & Guardian – Sudafrica
Business Day – Sudafrica
Cape Argus – Sudafrica
Toronto Star – Canada
Miami Herald – Usa
El Nuevo Herald – Spagna
Jamaica Observer – Giamaica
0La Brujula Semanal – Nicaragua
El Universal – Messico
Zero Hora – Brasile
Diario Catarinense – Brasile
Diaro Clarin – Argentina


COPENHAGEN

 

 

Energy Tour, altro giro per mostrare le tecnologie di produzione di riscaldamento e raffreddamento rinnovabili adottate dalla Danimarca;

 

Energy Tour, autre tour pour montrer les tecnologies de production de réchauffement renouvables adoptées en Danemarque

 


COPENHAGEN

 

 

Energy Tour, cioè un giro turistico, sia per i visitatori che per i delegati, sulle innovazioni delle tecnologie di produzione elettrica danese; primi dibattiti sul cambiamento climatico

 

Energy Tour, c’est-à-dire un tour touristique, aussi bien pour les visiteurs que pour les participants, à propos des innovations des tecnologie de production électrique danoise; enfin on commence avec les débat sur le changement climatique.

 


COPENHAGEN

 

apertura congresso con 5 sessioni dedicate al Protocollo di Kyoto; conferenza sulla situazione della Cina, sulle tecnologie pulite e sul trasferimento di conoscenza ai Paesi poveri.

 

ouverture du congrès avec 5 setions dédiées au Protocolle de Kyoto; conférence sur la situation en Chine, sur les tecnologies propres et sur le transfert des connaissances aux pays pauvres.

 


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COPENHAGEN – FIRMARE/DIGNER

 

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QUALCOSA SI PUO’ FARE… ON PEUT FAIRE QUELQUE CHOSE

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