sopra le nuvole, il cielo è azzurro


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A 3 giorni dalla fine, il vertice di Copenhagen cambia presidente

Lucia Venturi

GROSSETO. A tre giorni dalle conclusioni della Cop15 di Copenhagen le trattative sono ancora allo stallo, mentre si inaspriscono le misure da parte delle forze dell’ordine danesi, che stamattina hanno escluso centinaia di militanti delle organizzazioni ambientaliste e delle Ong, che sono notoriamente su posizioni più critiche rispetto ai negoziati.

In attesa dell’arrivo dei leader di Cina e Stati Uniti tiene ancora testa la delegazione africana che assieme ai piccoli Stati del pacifico, quelli cioè che potrebbero subire le più pesanti conseguenze del global warming, chiede di abbassare l’asticella della riduzione delle emissioni a 1,5 gradi centigradi, dopo aver minacciato di abbandonare il vertice per questo. Un obiettivo che risulterebbe assai più drastico dei 2 gradi – che già era visto come un risultato altamente ambizioso- su cui insistono i Paesi più poveri riuniti nel G77 che chiedono con sempre maggiore insistenza alle economie sviluppate e quelle emergenti impegni vincolanti e quantitativi di riduzione delle emissioni.

La fiducia che comunque «ci sarà un esito realistico» è riposta dal portavoce dei paesi africani, il Nobel Desmond Tutu, perchè «irrealistico sarebbe trovarsi senza un trattato che segni vincoli precisi».
Un richiamo rinnovato anche dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon che ieri ha invitato di nuovo i i negoziatori presenti a Copenhaghen a chiudere un trattato sul clima legalmente vincolante «prima possibile entro il 2010» facendo trapelare un esito del vertice danese ipotizzato da prima che iniziasse, ovvero un accordo per chiudere il trattato con cifre e obiettivi da stabilire al prossimo vertice di Città del Messico, previsto appunto al 2010.

«Il nostro obiettivo – ha detto Ban Ki Moon – è di porre le basi per un trattato legalmente vincolante sul clima prima possibile nel 2010» e ha aggiunto che «Più forte sarà l’accordo qui a Copenhaghen, più presto potrà essere trasformato in un trattato legalmente vincolante».

Ma le divisioni sembrano sempre più ampie e oggi si è anche dimessa – inaspettatamente – da presidente del vertice climatico di Copenhagen, Connie Hedegaard, commissario europeo in pectore e ha assunto il suo ruolo Lars Lokke Rasmussen, primo ministro danese. La giustificazione ufficiale è per «motivi di procedura» quando la reale motivazione sembrerebbero invece le critiche da parte delle delegazioni africane di favoritismi verso le posizione meno radicali dei paesi industrializzati.
«Con così tanti capi di Stato e di Governo che sono già arrivati qui – ha detto la Hedeegard – credo sia più appropriato lasciare la presidenza al primo ministro.»

Oggi è infatti previsto l’arrivo di molti leader, tra cui il presidente venezuelano Hugo Chavez, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe il presidente della Commissione europea Manuel Josè Barroso e il primo ministro britannico Gordon Brown, che dovrebbero parlare al summit sul clima, finora presieduto invece dai ministri dell’Ambiente.
Gordon Brown, parlando con la Bbc, ha detto di ritenere «molto difficile» trovare un accordo alla conferenza sul clima di Copenaghen, anche se si è dichiarato comunque «determinato a lavorare con tutti i Paesi» per tentare di arrivare ad un’intesa «nonostante le numerose questioni che restano da risolvere».
Ma la vera attesa è per l’arrivo del premier cinese Web Jiabao – fino a ieri iscritto nella lista degli oratori ma oggi scomparso – e del presidente Barak Obama, anche se da quanto risulta dalla dichiarazioni dei portavoce non ci dovrebbero essere grandi sorprese rispetto a quanto già annunciato.

«Non prevedo alcun cambiamento» ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, riferendosi all’impegno che è stato annunciato dal presidente Barack Obama due settimane fa. Aggiungendo che «Il presidente ritiene che si possa raggiungere un accordo operativo a Copenaghen».

Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 17 % al 2020 rispetto ai livelli del 2005, che equivale ad una riduzione del 4% rispetto al livello del 1990.
Mentre la Cina ha annunciato un impegno alla riduzione del 40-45% per unità Pil entro 2020.
Obiettivi che non sono ritenuti sufficienti non solo dai paesi africani ma nemmeno dall’Europa, che si è già impegnata a ridurre le emissioni del 20% entro il 2020, e sarebbe disponibile ad arrivare al 30% se a Copenaghen si arrivasse ad un accordo globale.

«Il consiglio europeo – ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini – ha deciso di ridurre del 20% le emissioni fino al 2010 ed arrivare fino al 30% se gli altri Paesi prenderanno impegni comparabilì». Ma non nasconde il ministro «disappunto e disapprovazione» per il fatto che addirittura si metta in discussione «se vi debba essere un accordo vincolante: se non ci sarà, sarà una disillusione per tutto il mondo». Il titolare della Farnesina ha anche ricordato che l’Europa ha già messo a disposizione un fondo di oltre 7 miliardi di euro per i paesi in via di sviluppo. «E’ una cifra consistente – ha detto – l’Europa ha fatto la sua parte, ora la devono fare anche gli altri leader del mondo».
Insomma a Copenhagen, nonostante le temperature polari, il clima è già surriscaldato.

I lavori di Copenhagen, da oggi e sino alla conclusione del vertice, si potranno seguire in diretta via web. Legambiente, la rappresentanza in Italia della Commissione europea e il coordinamento in Marcia per il clima organizzano infatti una diretta via web Roma-Milano- Copenhagen in collaborazione con c6.Tv.
Le postazioni saranno a Milano al Palazzo delle Stelline e a Roma presso il gazebo allestito a piazza Montecitorio, dove dalle 12 alle 14 e dalle 17 alle 19 si potrà seguire fisicamente la diretta e parlare con esperti giornalisti,associazioni. Oppure virtualmente collegandosi al sito www.stopthefever.org.

 

 


Climat : « Notre objectif n’est pas de faire peur aux gens »

 

de Le Monde

 

Vint-six climatologues de renom ont publié, mardi 24 novembre, un document d’une soixantaine de pages, synthétisant les travaux publiés sur le réchauffement climatique publiés depuis le dernier rapport du GIEC (Groupe intergouvernemental sur l’évolution du climat) en 2007. Parmi eux, Nathalie de Noblet, directrice de recherches au Commissariat à l’énergie atomique, explique les raisons de cette publication, à quelques jours de la conférence de Copenhague sur le réchauffement climatique.

Pourquoi avez-vous publié Copenhagen Diagnosis ?

L’idée était de faire un état des lieux des recherches à l’intention des décideurs et de toutes les personnes intervenant à Copenhague. Il y a eu plusieurs centaines de papiers publiés depuis les trois dernières années et nous souhaitions donner tous les éléments aux décideurs afin qu’ils puissent prendre les meilleurs décisions possibles, en toute connaissance de cause.

Que disent ces dernières études ?

Elles montrent que ce qui avait été prévu dans les derniers rapports du GIEC concernant les augmentations de gaz à effet de serre, les fontes des glaciers, le retrait de la glace des mers, la montée du niveau des mers, est en train de se produire sur la marge haute des prévisions que nous avions faites jusqu’à présent.

Est-ce une réponse aux climato-sceptiques ?

Non. Les climato-sceptiques font beaucoup de bruit pour rien. Ils n’avancent aucun argument scientifiquement valable. On dépense beaucoup d’énergie pour leur répondre. En tant que scientifiques, nous continuons à observer la nature, à la modéliser en sophistiquant nos outils qui prennent en compte de plus en plus de rétroactions. Plus nous les complexifions, plus nous nous rendons compte qu’il se passe des choses. Notre objectif est que les décideurs puissent réagir correctement face à ce qui se passe. Si nous voulions contrer les climato-sceptiques, nous ne ferions plus que ça et nous ne travaillerions plus. Leur dernière action, d’aller fouiller dans les e-mails de climatologues, prouve bien qu’ils n’ont pas grand-chose à se mettre sous la dent.

N’avez-vous pas peur d’être trop alarmiste ?

Alarmiste, c’est l’interprétation qu’on en fait. Nous, en tant que scientifiques, nous restons factuels. Nous mesurons, nous simulons, et nous donnons nos résultats avec la meilleure précision et le meilleur encadrement d’erreur possible. Après, l’interprétation qu’on en fait peut être alarmiste : ce qu’il faut voir, c’est qu’il se passe des choses dont on ne mesure pas forcément toutes les conséquences parce que nous n’avons pas tous les moyens d’évaluer les conséquences de nos actes. Je pense qu’il faut prendre des décisions puisque l’on sait qu’à la base de ça il y a l’action de l’homme. Il faut que les cerveaux des scientifiques se mettent en route pour lutter contre la production de gaz à effet de serre, que la société prenne conscience qu’elle émet des gaz à effet de serre et qu’elle ralentisse sa production.

Notre objectif n’est pas de faire peur aux gens. Notre objectif, c’est d’être objectifs, de travailler et de faire avancer la science. On n’a pas cherché à créer des problèmes. C’est l’observation de la Terre qui nous a fait voir qu’il se passait des choses. Après, chacun a son interprétation en tant que citoyen. Je pense qu’effectivement il se passe des choses importantes qui n’ont pas été observées dans le passé et que c’est important de voir comment on peut lutter pour contrer ces effets-là.

En tant que citoyenne, quel regard portez-vous sur la conférence de Copenhague ?

Je ne sais pas. J’estime que les scientifiques ont fait leur boulot. Idem pour les médias qui ont relayé l’ensemble des informations parues depuis le rapport du GIEC de 2007. Les décideurs ont donc tous les éléments qu’il faut pour réfléchir. Sur la partie décisionnelle, c’est quelque chose qui ne m’appartient plus. En tant que citoyenne, j’espère qu’il sortira quelque chose de cette conférence. Je pense que la prise de conscience des gens sur leur mode de vie est importante. Il sera également important de soutenir les gouvernements s’ils prennent des décisions car ces dernières seront certainement douloureuses au début pour les citoyens. Il faut que les citoyens soient prêts à accepter ça.

Propos recueillis par Raphaëlle Besse Desmoulières


COPENHAGEN

 

 meeting con i parlamentari danesi in merito ai cambiamenti climatici;

 

 meeting avec les parlamentaires danois à propos des changements climatiques.

 

 


COPENHAGEN

 

dibattito sulla situazione mondiale guidato dalla CNN con il supporto di YouTube che permetterà la sua visione in tutto il mondo in streaming. Energy Tour sulla rivoluzione energetica e sul riutilizzo dei rifiuti; dibattito sulle conseguenze del riscaldamento globale sulla sicurezza internazionale e scambio di idee su una nuova idea di commercio internazionale più equo;

 

débat sur la situation mondiale de la CNN avec le support de YouTube qui fera voir sa vision de partout le monde en streaming. Energy Tour sur la révolution énergétique et la ri-utilisation des ordures; débat sur les conséquences du réchauffement global sur la sécurité internationale et l’échange d’idées sur une nouvelle idée de commerce internationale plus equo;

 


COPENHAGEN

 

 

premiazione per i media/giornalisti/blogger che con la loro influenza promuovono l’ecologia e la conoscenza ecologica nel mondo. Altri dibattiti sulla deforestazione e sul modello energetico danese; Energy Tour sull’architettura ecologica; seminario su come adattarsi al cambiamento climatico;

 

prémiation pour les médias/journalistes/blogger qui, grace à leur influence, promouvoient l’écologie et la connaissance de l’écologie dans le monde. d’autres débats sur la déforestation et sur le modèle énergétique danois; Energy Tour sur l’architecture écologique; séminaire sur les façons de s’adapter au changement climatique.

 

 


BLACK BLOCK A COPENHAGEN

 

Ambientalisti e no global di 515 organizzazioni di 67 Paesi diversi sfilano per la città. In piazza anche Desmond Tutu

COPENAGHEN – La capitale danese si è svegliata super-blindata in attesa delle manifestazioni della galassia ecologista e no-global che prepara il contro-vertice. Le proteste contro il summit dell’Onu sul cambiamento climatico caratterizzeranno il weekend. Già venerdì si sono avuti alcuni anticipi di contestazione, e non solo a Copenaghen. Decine di migliaia di persone sono già scese in piazza in molti Paesi asiatici (ad Hong Kong, in Indonesia di fronte all’ambasciata Usa, nelle Filippine, in Australia), per chiedere ai leader che partecipano al summit di siglare un accordo che freni davvero il surriscaldamento del pianeta. E oggi organizzazioni non governative, movimenti pacifisti, gruppi ambientalisti scenderanno nelle strade della capitale danese, presidiata da una straordinaria presenza di polizia.

IL CORTEO – Gli organizzatori prevedono la partecipazione tra le 60.000 e le 80.000 persone. La marcia partirà dal Parlamento, davanti al Christiansborg Castle, alle 14, attraverserà la città e arriverà alcune ore dopo al Bella Center, teatro del summit, davanti a cui si terranno discorsi e eventi musicali: circa sei chilometri di percorso, organizzato da 515 organizzazioni di 67 Paesi diversi. E alla fine del corteo, ci sarà una veglia illuminata da candele presieduta dal Premio Nobel, Desmond Tutu. Uno dei principali gruppi organizzatori, Oxfam, ha preannunciato la presenza di vip, tra cui la modella danese-peruviana, Helena Christensen.

RISCHIO TAFFERUGLI – Ma il timore è che ci siano scontri e tafferugli, con l’infiltrazione dei «Black Bloc»; abitanti e negozianti sono stati avvertiti del rischio di eventuali violenze. Già venerdì, come detto, c’è stato un primo «assaggio», con l’arresto di una settantina di persone, tra cui alcuni italiani. I manifestanti arrivavano ancora venerdì notte, su autobus, treni, aerei e traghetti, provenienti da Berlino, Brema, Londra, Leeds, Amsterdam, Milano e decine di altre città europee. Il vertice si fermerà domani, domenica, mentre cominciano ad arrivare le delegazioni guidate dai ministri degli ambienti (per l’Italia, sarà presente Stefania Prestigiacomo); ma non si fermeranno le proteste. Tra l’altro è prevista un’azione per bloccare il porto di Copenaghen.

DA IL CORRIERE DELLA SERA

 

 

 

 

In tutta l’Italia, in concomitanza con la manifestazione di Copenaghen
BLACK BLOCK A COPENHAGEN dans COPENHAGEN 2010 pixel
pixel dans ecologicamente parlando
ROMA
Sabato 12 dicembre, in concomitanza con la manifestazione di Copenaghen, la coalizione « In marcia per il clima » organizza in tutta Italia 100 piazze per il clima. Una grande giornata di mobilitazione per sensibilizzare i cittadini sull`urgenza della lotta ai cambiamenti climatici e sull’impegno che il nostro Paese dovrà assumersi per contribuire concretamente alla riuscita del vertice in corso nella capitale danese.In realtà, le piazze che hanno aderito all’iniziativa promossa dalle 58 sigle che compongono la coalizione sono oltre 200. Hanno risposto all`appello tutte le principali città del nostro Paese, nessuna regione esclusa: a organizzare biciclettate, musica, mostre, mercati biologici e a km zero, stand informativi ci saranno Roma, Milano, Firenze, Napoli, Salerno e Venezia, solo per dirne alcune. Ma l’appuntamento per i cittadini è anche in tanti piccoli comuni della Penisola, tra cui spicca la folta presenza di centri abruzzesi come l’Aquila e Avezzano, Sulmona, Scafa e Teramo.

A sottolineare l’impatto della questione climatica nella realtà sociale e produttiva saranno presenti a Roma i lavoratori dell’Ispra e a Firenze quelli dell’azienda Energia futura, già Electrolux, che produrrà pannelli solari. A Roma, l’appuntamento è a piazza Farnese dalle 10.30 alle 22. L’incontro tra i rappresentanti della coalizione In marcia per il clima e la stampa è fissato alle 12.

Tra le iniziative previste, dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 17 si gioca con il Ludobus SoleEvento, è in funzione la Ciclofficina, Slow Food organizza il laboratorio della ricotta per un Terra Madre Day. Dalle 17.30 alle 22 si alterneranno sul palco gruppi musicali, danze, testimonial del mondo della cultura e dello spettacolo. Tra gli altri gli scrittori Masal pas Bagdadi, Francesco Costa, Rosella Pastorino, i comici Andrea Rivera, MaxPaiella e Andrea Cosentino.

DA LA STAMPA 

 


MANIFESTATION A COPENHAGEN – voir Le Monde

samedi 12 décembre 2009

La police de Copenhague s’est livrée à une véritable démonstration de force, samedi 12 décembre, lors de la grande manifestation demandant le meilleur accord possible sur le climat : alors que les agences de presse faisaient état d’un groupe de quelque 300 casseurs de vitrine en queue de manifestation, ce sont au total 968 personnes qui ont été interpellées et retenues par les forces de l’ordre dans des conditions décriées, avant d’être finalement presque toutes relâchées avant l’aube.

Seules 13 personnes étaient encore en détention dimanche dans le centre spécial de Retortvej à Valby, établi par la police à l’occasion de la tenue du sommet mondial sur le climat. Trois d’entre eux, deux Danois et un Français devaient être présentés dans la journée à un juge pour violences contre des policiers dans l’exercice de leurs fonctions.

« COMME DES ANIMAUX »

La coalition d’ONG Climate justice action a dénoncé des interpellations arbitraires. L’une de ses porte-parole, Mel Evans, a souligné auprès de la BBC que plusieurs centaines de personnes avaient été « menottées et gardées environ quatre heures assises dans la rue, sans assistance médicale, sans eau ni possibilité d’aller aux toilettes ». « Alors qu’il gelait, des gens urinaient sur eux, parqués en ligne, comme des animaux », a-t-elle insisté.

Un porte-parole de la police, Henrik Jakobsen, a expliqué qu’il s’agissait d’arrestations « préventives », à la suite de jet de pavés, de bouteilles et de pétards par un petit groupe de manifestants, et ce, « pour assurer que la grande manifestation légalement annoncée ne soit pas perturbée par des fauteurs de troubles ». La police a aussi fait état de la forte pression causée par le nombre d’arrestations, et de la difficulté de les recenser et évacuer rapidement, indique la BBC.

Dimanche, une nouvelle manifestation visant à bloquer une partie du port de Copenhague, à l’appel de Climate Action Justice, a été dispersée par la police, et plusieurs dizaines d’interpellations ont eu lieu.

 

Néanmoins, dimanche 13 décembre 2009

Au moins trente mille manifestants selon la première estimation de la police danoise, plutôt 100 000 selon les organisateurs, ont défilé samedi après-midi à Copenhague, en marge des négociations sur le climat. En terme de participation, le succès paraissait donc au rendez-vous.

Avant le départ en direction du Bella Center, site des négociations internationales situé 6 km au sud, les organisateurs ont réitéré leurs appels au calme à l’adresse des marcheurs, chaudement vêtus sous un soleil froid. La police avait précédemment mis en garde les casseurs. Plusieurs hélicoptères surveillaient la ville tandis qu’au sol, des policiers jalonnaient le début du parcours tous les dix mètres.

Mais moins d’une demi-heure après le départ du défilé, un groupe de quelque 300 manifestants resté en queue de cortège a attaqué des vitrines dans le centre de la capitale danoise, brisant notamment des vitres du ministère des affaires étrangères, selon la police. Les jeunes gens cagoulés et vétus de noir, munis de briques et de marteaux, ont également lancé des canettes de gaz. La police est intervenue sans ménagement, jetant plusieurs d’entre eux à terre. Les casseurs se sont ensuite dispersés par petits groupes de cinq à six pour rejoindre le cortège, d’où ils émergeaient ponctuellement pour briser une vitrine. Au total, a annoncé la police, quelque 400  personnes ont été arrêtées, issues « des Blacks Blocs« , ces groupuscules ultra-violents qui s’étaient notamment illustrés lors du sommet de l’OTAN à Strasbourg, en avril. En fin de journée, elle a annoncé qu’un policier a été blessé par un jet de pavé et quatre voitures de particuliers incendiées.

« FAITES L’AMOUR, PAS DU CO2″

L’essentiel de la manifestation s’est toutefois déroulé dans une très bonne ambiance. A l’arrivée, les participants n’ont pas cherché à entrer dans le Bella Center, situé à 500 mètres, où des dizaines de délégués du monde entier suivaient le défilé sur les téléviseurs installés dans les couloirs. Le cortège était hérissé de banderoles appelant à la « justice climatique », « Faites l’amour, pas du CO2″, rappelant qu’il n’y a « pas de Planète B », ou reprenant le mot d’ordre du jour : « Changeons de système, pas de climat« .

Dans la foule, Jakob Larsen, un Danois de 22 ans, estimait que « le réchauffement climatique est arrivé parce que le capitalisme ne fait attention à rien ».  La majorité des manifestants étaient d’origine européenne, avec notamment des familles danoises avec enfants, des syndicalistes, étudiants ou écologistes venus de l’Allemagne voisine. Mais de nombreux asiatiques, dont quelques Chinois et Coréens, étaient également présents, ainsi que des Africains. Côté français, l’ancien leader altermondialiste José Bové a marché avec ses collègues députés européens et la dirigeante des Verts, Cécile Duflot.

Une semaine avant la conclusion de la conférence, en présence de 110 chefs d’Etat,  les participants revendiquaient la signature d’un accord de lutte contre le réchauffement climatique juste et équitable pour les plus pauvres et les plus vulnérables. « Chaque année, 300 000 personnes meurent à cause du changement climatique. Ce n’est pas une question d’adaptation mais de survie », a lancé à la tribune le directeur de Greenpeace International, Kumi Naidu. « Peut-être que les grandes nations vont entendre les peuples », espérait Partemba, sherpa népalais venu évoquer la fonte des glaciers himalayens. Une veillée aux chandelles était prévue dans la soirée, avec l’ancien archevêque sud-africain Desmond Tutu.

 


COPENHAGEN

 

 

 Ecocity World Summit, conferenza delle Università per spiegare i nuovi approcci ecologici in tutti i campi, con l’accento sull’eco-pensiero, etica ed eco-politica. Primi dibattiti sulla deforestazione;

 

 Ecocity World Summit, cnférence des universités pour expliquer les nouvelles approches écologiques pour toutes les occasions, pointant en particulier sur l’éco-pensé, étique et éco-politique. premiers débats sur la déforestation.

 

 


COPENHAGEN

 

 

dibattito sul cambiamento climatico, sul modo per far iniziare la “rivoluzione a basse emissioni” e sulla leadership mondiale per un’economia sostenibile;

 

Débat sur le changement climatique, sur les moyens pour commencer une « révolution de basses émitions » et sur la leadership mondiale pour une économie sostenible.

 


L’EUROPE TROP FAIBLE OU LACHE?

 

 

Ce jeudi et vendredi, à Bruxelles, se tient un sommet européen qui doit décider de la position européenne dans les négociations à Copenhague. Pour faire simple, l’issue des discussions de Bruxelles va déterminer ce que diront les négociateurs la semaine prochaine à Copenhague. L’Union était attendue sur de nombreux points et parmi ceux-ci les suivants : le financement de l’adaptation aux changements climatiques pour le court et le long terme, les réductions d’émissions pour 2020 et la prise d’une position commune sur les mécanismes d’utilisation des sols (LULUCF).

 

A présent que ce Sommet est fini, il est temps de faire les comptes des bons et des mauvais points de l’éventuelle évolution de la position européenne. Encore une fois, essayons d’être positifs sur ce qu’il vient de se dérouler à Bruxelles lors de ces dernières 24 heures et présentons les bons points :

 

 

  • L’Union Européenne s’est prononcée pour la signature d’un traité légalement contraignant avant le mois de juin 2010, ce qui permettrait de disposer de six mois de plus pour la ratification. Jusqu’à présent, on parlait de la conférence de Mexico qui doit se tenir à la fin de l’année 2010. Ces six mois supplémentaires permettront juste d’espérer que le traité puisse réellement entrer en vigueur à partir de 2012.
  • De plus, les Chefs d’Etat réunis à Bruxelles se sont engagés à donner 2,4 milliards de dollars par an pour ce que l’on appelle la « fast start » finance, c’est-à-dire avant 2012 et l’entrée en vigueur d’un nouveau protocole. L’argent que l’UE va ainsi mettre sur la table va permettre aux pays les plus vulnérables de commencer le long chemin de leur adaptation aux changements climatiques. Ce financement sera spécifique pour l’adaptation, la réduction des émissions ou encore la protection des forêts.

 

Au-delà de ces deux bons points, et comme malheureusement rien n’est jamais parfait, il faut aussi remarquer quelques mauvais points. De particulièrement mauvais points. En effet, il ne faut pas juger la déclaration du sommet européen par rapport à ce qu’il s’y est dit, mais bien à ce qu’il n’y s’est pas dit. Les points sur lesquels aucun accord n’a pu être trouvé. Et parmi ceux-ci :

 

 

  • L’Union ne s’est toujours pas prononcée sur la question de l’additionnalité du financement de l’adaptation aux changements climatiques. Les pays bloqueurs parmi lesquels peut-être la France et l’Allemagne ont manifestement empêché qu’un accord soit trouvé sur ce point. En ne se prononcant pas sur la question de l’additionnalité, l’Union ne s’est pas non plus positionnée sur sa participation au financement de l’adaptation aux changements climatiques pour le long terme. Et cette absence de clarté risque probablement de manquer dans les prochains jours lorsque l’examen du texte aux Nations Unies abordera ce financement.
  • Concernant les objectifs de réduction d’émission, l’Union Européenne ne s’est pas décidée à passer la barre des 20% et ainsi de décider que l’objectif de 30% allait devenir inconditionnel. Malheureusement, sur cet aspect, l’Union a péché. Et même si elle « autorise » d’autres pays à avoir des objectifs de réduction plus ambitieux, elle ne s’engage pas elle-même à l’être au nom des 27 Etats-membres. Il deviendra alors très compliqué de demander aux grands émergents ou aux USA de s’engager plus fortement si nous-mêmes ne sommes pas capables de relever nos niveaux d’ambition.
  • Et dernièrement, comme je l’ai abordé de mon précédent article, l’Union ne s’est pas non plus prononcée sur le mécanisme appelé LULUCF.

 

Une vraie (et peut-être dernière) occasion semble avoir été loupée. Même si des bons points sont à mettre en avant, il semble de plus en plus clair à présent que l’Union Européenne va arriver en ordre dispersé à Copenhague sur certains sujets. Cette perpétuation des divisions intra-européennes alors que le Sommet de Copenhague est en cours n’encourage et n’encouragera pas les pays de l’Annexe I à devenir plus ambitieux.

 

Il ne faut cependant pas oublier de garder à l’esprit que beaucoup de pays de l’Union cherchent à garder des « cartes en main » afin de ne les dévoiler que dans la dernière nuit de négociations à Copenhague. Nous voilà donc réduits à espérer qu’il reste bien des cartes en main et qu’elles tomberont réellement dans la froide et sombre nuit du 18 décembre.

 

 


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