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DIVENTARE CITTADINO DEL MONDO (ECOLOGICO)

 

STOP THE FEVER!


COPENAGHEN:GERMANWATCH;LEGAMBIENTE,ITALIA PAGA SCELTE ERRATE

(ANSA) – COPENAGHEN, 14 DIC –

Italia terz’ultima in politiche nella lotta ai cambiamenti climatici, peggio di noi solo Canada e Arabia Saudita. Questo perche’  »si pagano le scelte sbagliate su carbone, autostrade e cemento ».

Lo afferma Legambiente in merito alla classifica generale dell’Indice sul clima 2010 del Germanwatch, presentato questa mattina al vertice Onu di Copenaghen e condotta annualmente dall’associazione tedesca in collaborazione con la rete delle associazioni ambientaliste Can (Climate Action Network) Europe e di Legambiente per l’Italia.

L’indice valuta le performance sul clima dei 57 Paesi che, insieme, sono responsabili di oltre il 90% delle emissioni del pianeta. In particolare il Climate Change Performance Index prende in considerazione il livello delle emissioni di anidride carbonica di ogni Paese, i trend delle emissioni nei principali settori (energia, trasporti, residenziale, industrie) e le politiche attuate per la lotta al mutamento climatico.

 »Una pessima figura per il nostro Paese – commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente – che dipende dal non aver ancora voluto cambiare le vecchie politiche in materia di trasporti, energia e edilizia, i settori che piu’ contribuiscono alle nostre emissioni di gas serra ».

A riprova di questa realta’, evidenzia Legambiente, le scelte portate avanti nell’ultimo anno: sono stati approvati tre progetti di grandi e inquinanti centrali a carbone, le priorita’ d’investimento in materia d’infrastrutture continuano a privilegiare per il 70% strade e autostrade, e perdura una incomprensibile incertezza per quanto riguarda gli incentivi per le fonti rinnovabili e gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. In testa alla classifica Brasile, Svezia, Regno Unito e Germania.

In particolare, il rapporto 2010 mette in evidenza gli sforzi compiuti dal governo Lula, per ridurre la deforestazione, e la legge nazionale sulle politiche climatiche approvata dal Regno Unito per tagliare le emissioni nei prossimi anni. Agli ultimi posti Kazakhstan, Canada e Arabia Saudita. (ANSA). GU


A 3 giorni dalla fine, il vertice di Copenhagen cambia presidente

Lucia Venturi

GROSSETO. A tre giorni dalle conclusioni della Cop15 di Copenhagen le trattative sono ancora allo stallo, mentre si inaspriscono le misure da parte delle forze dell’ordine danesi, che stamattina hanno escluso centinaia di militanti delle organizzazioni ambientaliste e delle Ong, che sono notoriamente su posizioni più critiche rispetto ai negoziati.

In attesa dell’arrivo dei leader di Cina e Stati Uniti tiene ancora testa la delegazione africana che assieme ai piccoli Stati del pacifico, quelli cioè che potrebbero subire le più pesanti conseguenze del global warming, chiede di abbassare l’asticella della riduzione delle emissioni a 1,5 gradi centigradi, dopo aver minacciato di abbandonare il vertice per questo. Un obiettivo che risulterebbe assai più drastico dei 2 gradi – che già era visto come un risultato altamente ambizioso- su cui insistono i Paesi più poveri riuniti nel G77 che chiedono con sempre maggiore insistenza alle economie sviluppate e quelle emergenti impegni vincolanti e quantitativi di riduzione delle emissioni.

La fiducia che comunque «ci sarà un esito realistico» è riposta dal portavoce dei paesi africani, il Nobel Desmond Tutu, perchè «irrealistico sarebbe trovarsi senza un trattato che segni vincoli precisi».
Un richiamo rinnovato anche dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon che ieri ha invitato di nuovo i i negoziatori presenti a Copenhaghen a chiudere un trattato sul clima legalmente vincolante «prima possibile entro il 2010» facendo trapelare un esito del vertice danese ipotizzato da prima che iniziasse, ovvero un accordo per chiudere il trattato con cifre e obiettivi da stabilire al prossimo vertice di Città del Messico, previsto appunto al 2010.

«Il nostro obiettivo – ha detto Ban Ki Moon – è di porre le basi per un trattato legalmente vincolante sul clima prima possibile nel 2010» e ha aggiunto che «Più forte sarà l’accordo qui a Copenhaghen, più presto potrà essere trasformato in un trattato legalmente vincolante».

Ma le divisioni sembrano sempre più ampie e oggi si è anche dimessa – inaspettatamente – da presidente del vertice climatico di Copenhagen, Connie Hedegaard, commissario europeo in pectore e ha assunto il suo ruolo Lars Lokke Rasmussen, primo ministro danese. La giustificazione ufficiale è per «motivi di procedura» quando la reale motivazione sembrerebbero invece le critiche da parte delle delegazioni africane di favoritismi verso le posizione meno radicali dei paesi industrializzati.
«Con così tanti capi di Stato e di Governo che sono già arrivati qui – ha detto la Hedeegard – credo sia più appropriato lasciare la presidenza al primo ministro.»

Oggi è infatti previsto l’arrivo di molti leader, tra cui il presidente venezuelano Hugo Chavez, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe il presidente della Commissione europea Manuel Josè Barroso e il primo ministro britannico Gordon Brown, che dovrebbero parlare al summit sul clima, finora presieduto invece dai ministri dell’Ambiente.
Gordon Brown, parlando con la Bbc, ha detto di ritenere «molto difficile» trovare un accordo alla conferenza sul clima di Copenaghen, anche se si è dichiarato comunque «determinato a lavorare con tutti i Paesi» per tentare di arrivare ad un’intesa «nonostante le numerose questioni che restano da risolvere».
Ma la vera attesa è per l’arrivo del premier cinese Web Jiabao – fino a ieri iscritto nella lista degli oratori ma oggi scomparso – e del presidente Barak Obama, anche se da quanto risulta dalla dichiarazioni dei portavoce non ci dovrebbero essere grandi sorprese rispetto a quanto già annunciato.

«Non prevedo alcun cambiamento» ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, riferendosi all’impegno che è stato annunciato dal presidente Barack Obama due settimane fa. Aggiungendo che «Il presidente ritiene che si possa raggiungere un accordo operativo a Copenaghen».

Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 17 % al 2020 rispetto ai livelli del 2005, che equivale ad una riduzione del 4% rispetto al livello del 1990.
Mentre la Cina ha annunciato un impegno alla riduzione del 40-45% per unità Pil entro 2020.
Obiettivi che non sono ritenuti sufficienti non solo dai paesi africani ma nemmeno dall’Europa, che si è già impegnata a ridurre le emissioni del 20% entro il 2020, e sarebbe disponibile ad arrivare al 30% se a Copenaghen si arrivasse ad un accordo globale.

«Il consiglio europeo – ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini – ha deciso di ridurre del 20% le emissioni fino al 2010 ed arrivare fino al 30% se gli altri Paesi prenderanno impegni comparabilì». Ma non nasconde il ministro «disappunto e disapprovazione» per il fatto che addirittura si metta in discussione «se vi debba essere un accordo vincolante: se non ci sarà, sarà una disillusione per tutto il mondo». Il titolare della Farnesina ha anche ricordato che l’Europa ha già messo a disposizione un fondo di oltre 7 miliardi di euro per i paesi in via di sviluppo. «E’ una cifra consistente – ha detto – l’Europa ha fatto la sua parte, ora la devono fare anche gli altri leader del mondo».
Insomma a Copenhagen, nonostante le temperature polari, il clima è già surriscaldato.

I lavori di Copenhagen, da oggi e sino alla conclusione del vertice, si potranno seguire in diretta via web. Legambiente, la rappresentanza in Italia della Commissione europea e il coordinamento in Marcia per il clima organizzano infatti una diretta via web Roma-Milano- Copenhagen in collaborazione con c6.Tv.
Le postazioni saranno a Milano al Palazzo delle Stelline e a Roma presso il gazebo allestito a piazza Montecitorio, dove dalle 12 alle 14 e dalle 17 alle 19 si potrà seguire fisicamente la diretta e parlare con esperti giornalisti,associazioni. Oppure virtualmente collegandosi al sito www.stopthefever.org.

 

 


Climat : « Notre objectif n’est pas de faire peur aux gens »

 

de Le Monde

 

Vint-six climatologues de renom ont publié, mardi 24 novembre, un document d’une soixantaine de pages, synthétisant les travaux publiés sur le réchauffement climatique publiés depuis le dernier rapport du GIEC (Groupe intergouvernemental sur l’évolution du climat) en 2007. Parmi eux, Nathalie de Noblet, directrice de recherches au Commissariat à l’énergie atomique, explique les raisons de cette publication, à quelques jours de la conférence de Copenhague sur le réchauffement climatique.

Pourquoi avez-vous publié Copenhagen Diagnosis ?

L’idée était de faire un état des lieux des recherches à l’intention des décideurs et de toutes les personnes intervenant à Copenhague. Il y a eu plusieurs centaines de papiers publiés depuis les trois dernières années et nous souhaitions donner tous les éléments aux décideurs afin qu’ils puissent prendre les meilleurs décisions possibles, en toute connaissance de cause.

Que disent ces dernières études ?

Elles montrent que ce qui avait été prévu dans les derniers rapports du GIEC concernant les augmentations de gaz à effet de serre, les fontes des glaciers, le retrait de la glace des mers, la montée du niveau des mers, est en train de se produire sur la marge haute des prévisions que nous avions faites jusqu’à présent.

Est-ce une réponse aux climato-sceptiques ?

Non. Les climato-sceptiques font beaucoup de bruit pour rien. Ils n’avancent aucun argument scientifiquement valable. On dépense beaucoup d’énergie pour leur répondre. En tant que scientifiques, nous continuons à observer la nature, à la modéliser en sophistiquant nos outils qui prennent en compte de plus en plus de rétroactions. Plus nous les complexifions, plus nous nous rendons compte qu’il se passe des choses. Notre objectif est que les décideurs puissent réagir correctement face à ce qui se passe. Si nous voulions contrer les climato-sceptiques, nous ne ferions plus que ça et nous ne travaillerions plus. Leur dernière action, d’aller fouiller dans les e-mails de climatologues, prouve bien qu’ils n’ont pas grand-chose à se mettre sous la dent.

N’avez-vous pas peur d’être trop alarmiste ?

Alarmiste, c’est l’interprétation qu’on en fait. Nous, en tant que scientifiques, nous restons factuels. Nous mesurons, nous simulons, et nous donnons nos résultats avec la meilleure précision et le meilleur encadrement d’erreur possible. Après, l’interprétation qu’on en fait peut être alarmiste : ce qu’il faut voir, c’est qu’il se passe des choses dont on ne mesure pas forcément toutes les conséquences parce que nous n’avons pas tous les moyens d’évaluer les conséquences de nos actes. Je pense qu’il faut prendre des décisions puisque l’on sait qu’à la base de ça il y a l’action de l’homme. Il faut que les cerveaux des scientifiques se mettent en route pour lutter contre la production de gaz à effet de serre, que la société prenne conscience qu’elle émet des gaz à effet de serre et qu’elle ralentisse sa production.

Notre objectif n’est pas de faire peur aux gens. Notre objectif, c’est d’être objectifs, de travailler et de faire avancer la science. On n’a pas cherché à créer des problèmes. C’est l’observation de la Terre qui nous a fait voir qu’il se passait des choses. Après, chacun a son interprétation en tant que citoyen. Je pense qu’effectivement il se passe des choses importantes qui n’ont pas été observées dans le passé et que c’est important de voir comment on peut lutter pour contrer ces effets-là.

En tant que citoyenne, quel regard portez-vous sur la conférence de Copenhague ?

Je ne sais pas. J’estime que les scientifiques ont fait leur boulot. Idem pour les médias qui ont relayé l’ensemble des informations parues depuis le rapport du GIEC de 2007. Les décideurs ont donc tous les éléments qu’il faut pour réfléchir. Sur la partie décisionnelle, c’est quelque chose qui ne m’appartient plus. En tant que citoyenne, j’espère qu’il sortira quelque chose de cette conférence. Je pense que la prise de conscience des gens sur leur mode de vie est importante. Il sera également important de soutenir les gouvernements s’ils prennent des décisions car ces dernières seront certainement douloureuses au début pour les citoyens. Il faut que les citoyens soient prêts à accepter ça.

Propos recueillis par Raphaëlle Besse Desmoulières


COPENHAGEN

 

 meeting con i parlamentari danesi in merito ai cambiamenti climatici;

 

 meeting avec les parlamentaires danois à propos des changements climatiques.

 

 


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