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COPENHAGEN ACCORD in italiano

 

dalla STAMPA 

«Kyoto non è negoziabile»

COPENHAGEN
Kyoto non si tocca, almeno per ora: è questa la parola d’ordine dei Paesi in via di sviluppo che, capeggiati da Cina e India, non intendono sottostare al diktat dei più ricchi. Anzi, oggi Le Monde ha pubblicato un documento «riservatissimo» che per il G77 (il club dei Paesi in via di sviluppo) è il testo di una possibile intesa finale, indiretta risposta a quello stilato e poi rinnegato martedì scorso dalla presidenza danese. Un documento che difficilmente diventerà l’accordo conclusivo, ma che sarà la base per i negoziati dei prossimi giorni. Intanto stasera a si discute di clima a Bruxelles, con l’auspicio di un accordo «globale, complessivo e ambizioso» a Copenaghen già inserito nella bozza delle conclusioni del vertice dei 27 leader europei.

Il testo confidenziale elaborato dalla Cina in accordo con India, Brasile, Sudafrica e Sudan mette molti paletti alle intenzioni dei Paesi più industrializzati, pur aprendo la porta a compromessi. Il preambolo insiste sulla validità del protocollo di Kyoto – che può restare in vigore anche dopo il 2012 – e indica in «2 gradi centigradi» l’innalzamento della temperatura della Terra da non superare, con una seconda fase di ’impegnò dei Paesi più industrializzati dal 2013 al 2020, «che riprenderebbe gli impegni assegnati sulla prima fase (2008-2012) moltiplicati per otto» . In sostanza, la richiesta ai Paesi industrializzati è di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 40% entro il 2020 rispetto al 1990. E agli Usa viene chiesto di adeguarsi «agli sforzi degli altri», con tagli «a livello nazionale» e non compensazioni oltre le frontiere americane.

Quanto ai più poveri, si mette in chiaro, «la priorità assoluta resta lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà». Sul versante europeo, Francia e Gran Bretagna spingono per innalzare la barra degli obiettivi Ue. Il presidente francese Nicolas Sarkozy vuole andare «al più presto possibile» verso una riduzione del 30% delle emissioni di gas a effetto serra a livello europeo, ha dichiarato il suo ministro per l’Ambiente, Jean Louis Borloo. Anche Londra preme per l’upgrade degli obiettivi europei al 30%. Sarkozy ha detto inoltre che si impegnerà «a morte» per la creazione di una organizzazione mondiale dell’Ambiente, che sarà incaricata di seguire la realizzazione delle promesse del summit di Copenaghen, secondo un responsabile del Wwf. Sarkozy sarà a Copenaghen il 17 e 18 dicembre, per lo sprint finale dei negoziati.

Oggi anche il presidente russo Dmitri Medvedev si è aggiunto ufficialmente alla lista degli oltre 100 leader mondiali che si ritroveranno nella capitale danese la settimana prossima. La partecipazione di Mevdevev non cambierà forse la sorte dei negoziati sul clima, ma promette la firma con gli Usa del nuovo Start, il Trattato sulla riduzione delle armi strategiche di teatro scaduto lo scorso 5 dicembre. Barack Obama sarà infatti a sua volta a Copenaghen il 18 dicembre e a Mosca si vocifera che per quella data tutto sarà pronto.

dal CORRIERE DELLA SERA

COPENAGHEN – «Copenhagen accord (draft)», è il titolo della bozza di accordo, resa nota da Le Monde, elaborata dai cinque Paesi denominati «Basic» dalle loro iniziali (Brasile, Sudafrica, Sudan, India e Cina) e che costituisce qualcosa di più di una piattaforma di discussione del G77, i Paesi in via di sviluppo, in risposta alla bozza di accordo dei Paesi sviluppati che ha suscitato il rifiuto di quelli in via di sviluppo dopo che il Guardian ne aveva pubblicato le anticipazioni. Secondo Le Monde, si tratta di un testo molto abile che mescola alcune parti non negoziabili ad altre aperte ad accordi.KYOTO - Nel testo, dice il quotidiano francese, si chiede che il Protocollo di Kyoto resti in vigore oltre la sua data di scadenza nel 2012 e richiede ai Paesi industrializzati la riduzione entro il 2020 del 40% delle emissioni dei gas serra rispetto al livello del 1990, in quanto «l’aumento delle temperatura globale non deve superare i 2 gradi». Quindi uno sforzo notevolmente maggiore dei Paesi industrializzati per la riduzione delle emissioni – Kyoto si limitava al 5% con il traguardo del 2012 – ed è quello che chiedono gli scienziati se si vogliono evitare scenari catastrofici.

FONDO - Si chiede inoltre di sottoscrivere il Protocollo di Kyoto alle nazioni che non l’hanno fatto (come gli Stati Uniti che non l’hanno ratificato) e che «gli impegni della riduzione delle emissioni devono essere compatibili agli obiettivi». Questa formula, dice Le Monde, riconosce implicitamente che gli Usa possono non assumere il 1990 come data di riferimento per la riduzione delle emissioni (come fanno Ue e Giappone). La riduzione delle emissioni deve avvenire «con misure interne», senza cioè ricorrere a meccanismi di compensazione esterni (mercato di scambio dei certificati dell’anidride carbonica). Inoltre le azioni intraprese dai Paesi in via di sviluppo non saranno controllate da organismi internazionali, ma seguiranno «linee direttrici» elaborati dalla comunità internazionale e nessun dazio potrà essere imposto sui prodotti importati. «Un quadro istituzionale specifico» sarà istituito per i Paesi più poveri e per gli Stati insulari, che si sono fermamente opposti alla mancanza di un accordo vincolante che preveda un aumento massimo delle temperature globali di 1,5 gradi, riconoscendo di fatto una spaccatura all’interno del G77. Sarà inoltre creato un fondo per il clima sotto l’egida delle Nazioni Unite, e non della Banca mondiale come voluto da Washington.

FRANCIA - Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, vuole procedere «il più rapidamente possibile» verso una riduzione del 30% in Francia delle emissioni di gas a effetto serra. Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente francese, Jean-Louis Borloo. L’Ue già un anno fa si era impegnata a ridurre le emissioni del 20% entro il 2020 rispetto alla situazione del 1990. Fonti comuitarie hanno indicato che i capi di Stato e di governo della Ue si accorderanno per concedere un aiuto immediato di 2 miliardi di euro all’anno dal 2010 al 2012 ai Paesi poveri per aiutarli nelle misure contro il riscaldamento climatico.


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