sopra le nuvole, il cielo è azzurro



APPELLO AMNESTY INTERNATIONAL

 

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Poco prima della mezzanotte del 2 dicembre 1984, nella città di Bhopal, nell’India centrale, migliaia di tonnellate di sostanze chimiche letali fuoriuscirono dall’impianto per la produzione di pesticidi della Union Carbide Corporation (Ucc). Circa mezzo milione di persone fu esposto a questi gas tossici. Nel giro di pochi giorni ci furono tra le 7000 e le 10.000 vittime e altre 15.000 nei 20 anni successivi. 
 
A distanza di quasi 25 anni l’area di Bhopal non è mai stata bonificata, né sono state condotte inchieste adeguate sull’incidente e sulle sue conseguenze. Più di 100.000 persone continuano a subire gli effetti della contaminazione senza la necessaria assistenza sanitaria e i sopravvissuti sono ancora in attesa di ottenere una riparazione equa per le sofferenze che il disastro ha provocato. In India è ancora aperta una causa penale. Nel dicembre 1991, la magistratura di Bhopal ha ordinato la comparizione in tribunale dell’allora amministratore delegato della Union Carbide, Warren Anderson, per rispondere alle accuse di omicidio colposo per la fuoriuscita dei gas tossici. Anderson non si è presentato in aula e nessuno dei tentativi di ottenerne l’estradizione dagli Usa è andato a buon fine.

Nel 1994, la Union Carbide Corporation (Ucc) ha venduto la sua quota azionaria del 50,9 per cento della Union Carbide India Limited (Ucil), l’azienda che possedeva la fabbrica al momento del disastro, alla MacLeod Russell (India) Limited di Calcutta. La Ucil è stata ribattezzata Eveready Industries India, Limited. La Ucc ha allora dichiarato: « A seguito della vendita della propria quota della Ucil, la Union Carbide non ha più alcun interesse – né responsabilità – nell’impianto di Bhopal, mentre la Eveready Industries continua a detenere il possesso esclusivo del terreno in concessione dal governo dello stato del Madhya Pradesh ». Nel 1998 la Eveready Industries ha restituito la concessione sul terreno dell’impianto di Bhopal al governo dello stato del Madhya Pradesh, apparentemente dietro richiesta del governo stesso.

Nel febbraio 2001, la Ucc è passata sotto il totale controllo della Dow Chemical Company. Anche se la Union Carbide ha continuato a essere un’entità giuridica separata, la sua identità aziendale e tutte le sue attività sono interamente integrate con quelle della Dow. Dow Chemical ha dichiarato pubblicamente di non avere alcuna responsabilità per la fuoriuscita delle sostanze tossiche o per l’inquinamento provocato dall’impianto di Bhopal.

 

 

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