sopra le nuvole, il cielo è azzurro


  • Accueil
  • > Archives pour octobre 2009

GOODGUIDE.COM

 

Qualche anno fa la professoressa Dara O’Rourke dell’Università Berkeley in California stava spalmando sua figlia con una protezione solare.

E si fermò a chiedersi se questa crema poteva essere del tutto adeguata a tale uso, su un bambino. Prese un campione, la portò in laboratorio e la fecce analizzare.

Ne risultò che uno dei componenti, tossico, era potenzialmente cancerogeno se esposto ai raggi del sole.

Questa è la genesi del sito http://www.goodguide.com/

Questa banca dati (prende in considerazione – e in studio – più di 60.000 prodotti di uso quotidiano) analizza chiaramente ogni articolo (pasta, cibo per neonato, deodorante, succo di frutta, ….) sulla base dei tre punti fondamentali per poter giudicare un prodotto:

- salute;

- impatto ambientale;

- impatto sociale.

dando un punteggio che permette una valutazione immediata, per i più volonterosi questi dati vengono comunque ampliati con criteri scientifici e accurati.

Purtroppo la maggior parte degli articoli presentati non sono commercializzati in Italia, non so da voi, però è interessante ed è uno spunto per sviluppare un pò di ricerca anche dalle nostre parti.

 

 

 

Il y a quelques années, la prof. Dara O’Rourke de l’Université Berkeley en California était en train de mettre une protection solaire à sa fille.

Elle se demanda si cette crème pouvait etre tout à fait « bon » pour son usage, et surtout pour un enfant. Elle prit un échantillon et le fit analizer dans un laboratoire.

Il en résultat que un des composants, toxique, était fortement cancérogène si exposé au soleil.

Voici la naissance du site : http://www.goodguide.com/

Ce site (prend en considération et étude, plus de 60.000 produits utilisés quotidianement) analize clairement chaques produits (pate, nourriture pour bébé, déodorant, jus de fruit, ….) sur la base des trois points fondamentaux pour pouvoir juger un produit:

- santé;

- impact sur l’environement;

- impact social.

donnant un vote qui permet une valutations immédiate, de plus ces données sont ampliées par des critères scientifiques et précis.

Malheuresement ces produits ne sont pas présent sur le marché italien (je ne sais pas pour le belge, le suisse et le français), mais c’est de toute manière intéressant et c’est un point de départ à développer avec un peu de recherche pour tout le monde.


APPELLO AMNESTY INTERNATIONAL

 

bambino200.jpg

 

Poco prima della mezzanotte del 2 dicembre 1984, nella città di Bhopal, nell’India centrale, migliaia di tonnellate di sostanze chimiche letali fuoriuscirono dall’impianto per la produzione di pesticidi della Union Carbide Corporation (Ucc). Circa mezzo milione di persone fu esposto a questi gas tossici. Nel giro di pochi giorni ci furono tra le 7000 e le 10.000 vittime e altre 15.000 nei 20 anni successivi. 
 
A distanza di quasi 25 anni l’area di Bhopal non è mai stata bonificata, né sono state condotte inchieste adeguate sull’incidente e sulle sue conseguenze. Più di 100.000 persone continuano a subire gli effetti della contaminazione senza la necessaria assistenza sanitaria e i sopravvissuti sono ancora in attesa di ottenere una riparazione equa per le sofferenze che il disastro ha provocato. In India è ancora aperta una causa penale. Nel dicembre 1991, la magistratura di Bhopal ha ordinato la comparizione in tribunale dell’allora amministratore delegato della Union Carbide, Warren Anderson, per rispondere alle accuse di omicidio colposo per la fuoriuscita dei gas tossici. Anderson non si è presentato in aula e nessuno dei tentativi di ottenerne l’estradizione dagli Usa è andato a buon fine.

Nel 1994, la Union Carbide Corporation (Ucc) ha venduto la sua quota azionaria del 50,9 per cento della Union Carbide India Limited (Ucil), l’azienda che possedeva la fabbrica al momento del disastro, alla MacLeod Russell (India) Limited di Calcutta. La Ucil è stata ribattezzata Eveready Industries India, Limited. La Ucc ha allora dichiarato: « A seguito della vendita della propria quota della Ucil, la Union Carbide non ha più alcun interesse – né responsabilità – nell’impianto di Bhopal, mentre la Eveready Industries continua a detenere il possesso esclusivo del terreno in concessione dal governo dello stato del Madhya Pradesh ». Nel 1998 la Eveready Industries ha restituito la concessione sul terreno dell’impianto di Bhopal al governo dello stato del Madhya Pradesh, apparentemente dietro richiesta del governo stesso.

Nel febbraio 2001, la Ucc è passata sotto il totale controllo della Dow Chemical Company. Anche se la Union Carbide ha continuato a essere un’entità giuridica separata, la sua identità aziendale e tutte le sue attività sono interamente integrate con quelle della Dow. Dow Chemical ha dichiarato pubblicamente di non avere alcuna responsabilità per la fuoriuscita delle sostanze tossiche o per l’inquinamento provocato dall’impianto di Bhopal.

 

 

FIRMA L’APPELLO


l’olio fonte di inquinamento – l’huile source de pollution

 

parlo dell’olio usato in casa… quello della scattola di tonno, l’olio sul fondo della boule di verdura o della teglia dell’arrosto della domenica.

Quando quest’olio finisce nello scarico dell’acqua per viaggiare fino ai corsi d’acqua o in mare l’inquinamento che ne deriva è folgorante.

 l’olio, avendo una massa più leggera dell’acqua, si allarga in modo esponenziale fino a creare delle macchie più o meno estese che soffocano il sistema biologico acquatico.

Per cui non versate gli oli alimentari nel lavello.

 

 

 

je parle de lhuile alimentaire utilisé à la maison…. celui des boites de thon, l’huile sur le fond de la boule de légumes ou du gigot du dimanche.

quand cet huile finit dans les tubes de l’eau, au moment du déchargement de la vaisselle, pour finir dans les cours d’eau ou à la mer, la pollution qui en dérive est fulgurant.

L’huile, étant plus légère que l’eau, s’élargit terriblement pour créé des taches plus ou moins large qui suffoquent le système biologique acquatique.

Donc évitez de jetter les huiles dans le lavabo.


ADDITIVO ALIMENTARE – ADDITIF ALIMENTAIRE

l’additivo è una sostanza di origine naturale o chimica che viene aggiunta ad un alimento per renderlo commercialmente più presentabile o migliore.
Essi sono definiti per legge a livello europeo come « qualsiasi sostanza normalmente non consumata come alimento in quanto tale e non utilizzata come ingrediente tipico degli alimenti, indipendentemente dal fatto di avere un valore nutritivo, che aggiunta intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico nelle fasi di produzione, trasformazione, preparazione, trattamento, imballaggio, trasporto o immagazzinamento degli alimenti, si possa ragionevolmente presumere che diventi, essa stessa o i suoi derivati, un componente di tali alimenti, direttamente o indirettamente » (Direttiva del Consiglio 89/107/CEE).

La lettera E seguita da un numero indica che l’additivo è stato approvato dall’Unione Europea.

Il numero che segue lo fa rientrare in una categoria specifica.

E1..: colorante

E2..: conservante

E300 a E322: antiossidante

E325 a E385: correttore di acidità

E4..: addensanti, emulsionanti e stabilizzanti

Aromatizzanti: non hanno un nome in codice. Conferiscono particolari odori e sapori al prodotto. La legge italiana prevede che siano indicati sull’etichetta in modo generico come aromi, sia gli aromi di origine naturale che di origine sintetica.Attenzione che per aromi naturali si intendono anche quelli prodotti in laboratorio e che abbiano formula chimica corrispondente a quella dell’aroma naturale.

qui e qui ho trovate delle tabelle illustrando i vari tipi di additivi ed usi.

tante personne sono sempre più preocupate dal fatto che l’uso massiccio e sistematico di questi additivi siano responsabili dell’aumento evidente a tutti di vari problemi come l’iperattività, l’asma e le varie allergie.

Personalmente evito i prodotti E.

ADDITIVO ALIMENTARE - ADDITIF ALIMENTAIRE dans ecologia al quotidiano pannocchia


L’additif est une substance naturelle ou chimique qui est ajoutée à un aliment afin de le rendre commerciallement plus présentable ou meilleur


Les additifs alimentaires sont définis par un décret du 18 septembre 1989 : « On entend par additif alimentaire toute substance habituellement non consommée comme aliment en soi et habituellement non utilisée comme ingrédient caractéristique dans l’alimentation, possédant ou non une valeur nutritive, et dont l’adjonction intentionnelle aux denrées alimentaires, dans un but technologique au stade de leur fabrication, transformation, préparation, traitement, conditionnement, transport ou entreposage, a pour effet, ou peut raisonnablement être estimée avoir pour effet, qu’elle devient elle-même ou que ses dérivés deviennent, directement ou indirectement, un composant des denrées alimentaires. »

la lettre E indique que l’additif a été approuvé par la comunauté européenne, le numéro le fait rentré dans une catégorie spécifique.

E100 à E180 – Colorants alimentaires

E200 à E297 – Conservateurs

E300 à E321 – Anti-oxydants

E322 à E495 – Emulsifiants, stabilisants, gélifiants

E500 à E585 – Acides, alcalis, etc.

E620 à E641 – Révélateurs de goût

E900 à E1520 – Divers


j’ai trouvé
ici et ici quelques informations en plus sur l’utilisation et les conséquences des additifs.


beaucoup de personne sont toujours plus inquiètes du fait que l’usage massif et sistématique de ces additifs soient responsable de l’augmentation évidente à tous de plusieurs problème de santé comme l’iper activité, l’asme et beaucoup d’allergie.


Personnellement j’évite les produits E


((o_o))

 

Chi usa il criterio di « naturale », « ecologico », « biologico », « sano », …. si trova spesso e volentieri davanti ad una via senza uscita dovuto alla mancanza di informazioni.

Non solo deve tenere a mente un bel pò di informazioni che, per legge, dovrebbero essere messe chiaramente in bella mostra, ma deve (dovrebbe?) approfondire per conto suo visto che alcuni dati non sono messi in chiaro.

Un prodotto « buono », non è necessariamente quello venduto nel repparto biologico, o quello circondato da un’aurea verde. I valori da tenere a mente sono una moltitudine pressochè infinita.

Si possono riassumere in una parola: impronta ecologica.

E’ un argomento complesso che fa venire le vertigini per la vastità della cosa.

Tutti gli oggetti che ci circondano e che usiamo hanno un impronta, cioè un valore di inquinamento. Che sia la penna, le scarpe, la mela, le tende, il cucchiaino, il telefono, il pommello dell’armadio o il nastro nei cappelli, tutti questi oggetti hanno un valore di inquinamento dovuto a

- le materie prime che lo compongono (che a loro volta hanno un impronta di inquinamento),

- i mezzi di trasporto per portare queste materie prime in fabbria (che a loro volta hanno un impronta di inquinamento),

- i macchinari per produrli (che a loro volta hanno un impronta di inquinamento),

- i mezzi di trasporto per portali in negozio (che a loro volta hanno un impronta di inquinamento),

- via dicendo….

 

un esempio?

le scarpe ai vostri piedi: da qualche parte è stato espropriato un gruppo di persone per usare il terreno stato disboscato un pezzo di terra per coltivare il mangime della mucca che verrà portata (su un camion – per cui strade, benzina, gomme delle ruote, ….) al maccello dove verrà recuperata la sua pelle che verrà trattata (chimicamente) poi spedita in qualche paese sud-asiatico e assemblata in forma di scarpa poi impacchetata (albero abbattuto, trattamento – chimico – per ricavare il cartone della scatola, …) spedita in un negozio (di nuovo camion, … ), in attesa che qualcuno (con la sua macchina) venga a comprarle.

fa venire le vertigini, vero? e questo è un esempio super simplificato.

Tutto ha un impronta, non si potrà mai arrivare ad un valore pari a zero. Forse i nostri antenati che vivevano nelle caverne, e comunque prima della scoperta del fuoco (=emissione di CO2).

Questo non significa che possiamo buttare la spugna e non preoccuparsi più di niente. Si può deve fare qualcosa per limitare i danni e anche equilibrarli. 

Limitare l’emissione di CO2, e piantare alberi per controbilanciare quel poco che non si può fare a meno di produrre – non credo che vogliate tornare ai tempi delle caverne, mangiando carne cruda e coperti di pelle di animali – o no?

 

 

 

Qui utilise un critère de « naturel », « écologique », « biologique », « sain », … se retrouve trop souvent devant à une impasse du au manque d’information.

Non seulement il devrait se rappeller de pas mal d’informations qui, selon la loi, devrait etre indiquées clairement, mais, de plus, il devrait doit approfondir pour son compte certaines données ne sont pas à connaissance de Monsieur Toutlemonde.

Un produit  »bon », n’est pas nécéssairement celui qui est vendu dans le magasin biologique, ou celui qui a un alone vert. Les valeurs à tenir présentes sont en quantité infinie.

On peut résumer tout ça en un mot: empreinte écologique.

Il s’agit d’un argument complexe qui fait venir quelques vertiges vu la vastité de la chose.

Tous les objets qui nous entourent et que nous utilisons créent une empreinte, c’est à dire une certaine quantité de pollution. Que ce soit un bic, des chaussures, une pomme, un rideau, une petite cuillère, le téléphone, le pommeau de l’armoire ou le ruban dans les cheveux, tous ces objets ont une valeur de pollution du à:

- les matières premières qui le composent (qui ont aussi une empreinte écologique)

- les moyens de transport pour porter ces matières premières à l’usine (qui ont aussi une empreinte écologique)

- les machines de production (qui ont aussi une empreinte écologique)

- les moyens de transport de l’usine à la boutique (qui ont aussi une empreinte écologique)

- etc…

un exemple?

Les chaussures à vos pieds: quelque part un terrain a été exproprié à ses propriétaires à été livellé pour planter la soia pour les vaches qui seront porter (en camion – et donc route, essece, roues, ….) pour etre dépecées, la peau sera récupérée et traittée (chimiquement) puis expédiée dans quelques pays sud-asiatique assemblée en chaussure puis encartonée (arbres abatus, traittement – chimique – pour le carton de la boite, …) expédiées dans une boutique (de nouveau un camion, …) en attendant que quelqu’un (avec sa voiture) vienne les acheter.

ça fait venir un peu le vertige, non? et ce n’est qu’un exemple super simplifié.

Tout a une empreinte, nous ne pourons jamais arriver à une valeur zéro. Peut-etre nos ancetres qui vivaient dans les cavernes, et de toute manière avant la découverte du feu (=émition de CO2).

Cela ne signifie pas que nous devons baisser les bras et ne plus nous préoccuper de rien. nous pouvons devons faire quelque chose pour limiter les dégats et les équilibrer en meme temps.

limiter l’émition de CO2, et planter des arbres pour équilibrer ce qu’on ne pourra jamais éviter de produire – je ne crois pas que vous voulez retourner au beau des temps des cavernes, en mangeant de la viande crue et couvert de peau de bete, ou non?


BENE BENE BENE

umido.jpg

 

Nella mia strada hano messo un punto raccolta per l’umido. Sono proprio contenta.

 

Dans ma rue il y a finallement la récolte de l’humide. Je suis bien contente.

 

 

 


une grande baffe contre les petites mauvaises odeurs

Durant une conversation avec une collègue, il semblerait que TOUT ce qui est mis dans les cloches pour le recyclage doit etre PROPRE et donc LAVE.

Moi ça me rebutte plutot beaucoup d’utiliser et gaspiller de l’eau pour rincer un vase de yogurt ou le pack du jus de fruit.

Alors je les lave avec ma vaisselle, à la fin. L’eau n’est plus tout à fait propre mais c’est suffisant pour ce que je dois faire.

Et en plus ça évite les mauvaises odeurs qui se créent avec la chaleur de l’été. Toujours ça de gagné.

Faites-vous du bien en faisant de bien à tous.

une grande baffe contre les petites mauvaises odeurs dans ecologicamente parlando SxT_la_via%2520degli_odori%2520copy

Rimanendo in tema di riciclo, parlando con una collega, sembra che TUTTO quello che va riciclato deve essere PULITO e dunque LAVATO.
Mi dà decisamente fastidio usare e abusare di acqua per riciaquare il vasetto dello yogurt o il cartone del succo.
Allora li lavo con i piatti, alla fine. L’aqua non è più tanto pulita ma è sufficente per l’uso che devo farne.

E inoltre evita i cativi odori che si sviluppano con il caldo. Tanto di guadagnato.


MANDALAS – MUSIC- KARUNESH – CLOUDS WINGS

Image de prévisualisation YouTube


MANGIARE ECOLOGICO IN OTTOBRE – MANGER ECOLOGIQUE EN OCTOBRE

 

 

FRUTTA

limoni – citron

mele – pomme

pere – poire

uva – raisin

 

 

 

VERDURE

bietole – blette

broccoli – brocoli

carciofi – artichaut

carotte – carotte

cavolfiori – chou-fleur

cavoli – choux

cavolini di bruxelles – choux de bruxelles

finocchi – fenouil

melanzane – aubergine

patate – pome de terre

porri – poireau

rape – navet

zucche – courge

 

 

 


ecoblog le blog éco |
Néolibéralisme & Vacuit... |
Maatjes en bier |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | cfdt trecia
| BARAKA
| Opposition à Center Parcs