sopra le nuvole, il cielo è azzurro


UNA CASA TUTTA VERDE

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CANCUN, ALLA FINE

 

E’ accordo o non è accordo? Il REDD potrebbe essere l’unico risultato del vertice di Cancun, ma ancora non è chiaro cosa sarà davvero. Il piano REDD (Riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale), è disegnato per proteggere le foreste finanziandone la conservazione invece della distruzione, al fine di evitare emissioni di gas ad effetto serra generate dalla deforestazione (rappresentato come un quinto delle emissioni globali).

La deforestazione e degrado forestale, causati dal taglio industriale, dall’espansione agricola, dalla conversione in pascoli e piantagioni, dallo sviluppo delle infrastrutture, ecc causa quasi il 20% delle emissioni globali di gas serra, più di tutto il settore mondiale dei trasporti, e secondo solo al settore energetico.

Realizzato come di deve, il REDD potrebbe contribuire ad arricchire le comunità forestali e proteggere le foreste. Realizzato male, diventa una minaccia ai diritti umani, mentre rischia di consentire un aumento delle emissioni di gas serra: insomma, una vera e propria truffa al carbonio.

Purtroppo, REDD è stato progettato su dinamiche finanziarie, e dove il denaro è coinvolto, gli interessi acquisiti e la corruzione può giocare un ruolo importante. Alcuni paesi ricchi prevede di utilizzare il REDD per continuare a emissione di carbonio. Le multinazionali stanno ora esplorando la nuova opportunità di affari sul sequestro del carbonio, e REDD rischia di portare a un massiccio assalto alla terra.
Nei round negoziali, molte misure di salvaguardia a beneficio della biodiversità e delle popolazioni locali e indigene sono state annacquate, mentre a Cancun le proposte già presentate sono misteriosamente sparite dal tavolo negoziale.

Le organizzazioni ambientaliste e rappresentanti indigeni a Cancun ha avvertito che REDD, così come è ora, sarà utile solo per permettere ai paesi sviluppati di evitare i propri impegni alla riduzione delle emissioni, acquistando crediti di carbonio nel paesi via di sviluppo. Le comunità indigene di tutto il mondo temono la « più grande corsa alla terra di tutti i tempi ».

Anche alcuni paesi latino-americani come Bolivia, Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela sostengono che il mercato del carbonio, attualmente alla base del REDD, rischia di incoraggiare un assalto alla  terra. La coalizione ha criticato il concetto di mercato del carbonio, definendolo un piano che beneficia solo i ricchi ei potenti. Il presidente boliviano Evo Morales ha sostenuto che qualsiasi accordo sulle foreste deve garantire i diritti umani, civili, economici e politici dei popoli indigeni.
« Vogliamo salvare la foresta, ma non sollevare i paesi sviluppati dalla responsabilità di ridurre le proprie emissioni – ha dichiarato Pablo Solone, capo negoziatore per la Bolivia – Pensiamo che ci dovrebbe essere un meccanismo di foreste, ma questo meccanismo dovrebbe essere integrale e non solo concentrata sul un dettaglio delle foreste, come la cattura delle emissioni di CO2. Le foreste sono molto più di questo ».

fonte: salva le foreste


Il riscaldamento globale può essere combattuto anche a tavola

 

Come le vostre scelte alimentari influiscono sul cambiamento climatico?
Che cosa ha a che fare la tua tazza di caffè del mattino con la fusione dei ghiacciai artici?

Lo sai che la produzione alimentare in Europa è responsabile di quasi 1/3 delle emissioni di gas a effetto serra?Ogni volta che si fa la spesa si effettuano delle scelte – consapevoli o meno – che hanno il potere di limitare o aggravare il nostro impatto sull’ambiente.

La spesa che facciamo tutti i giorni incide sui cambiamenti climatici in atto. Il peso dei nostri acquisti può essere valutato attraverso il calcolo dell’impronta di carbonio, ossia delle quantità emesse di gas a effetto serra, i principali responsabili del riscaldamento globale.
L’impronta di carbonio per valutare le emissioni specifiche segue il percorso di un alimento – per esempio di un pomodoro – “dall’azienda alla forchetta” (from farm to fork) ossia dalla produzione agricola o zootecnica primaria, attraverso la trasformazione dei prodotti alimentari, alla distribuzione all’ingrosso e al dettaglio, per finire con il consumo da parte del cittadino e perfino alla gestione degli scarti.

fonte: Benvenuti nel carrello della spesa virtuale

 


Si riaprono a Cancun i negoziati sul clima – wwf italia

La Comunità scientifica e l’UNEP (Programma ambientale delle Nazioni Unite) hanno puntato il dito sulle carenze degli impegni per combattere davvero i cambiamenti climatici. Per il WWF ora la principale priorità per i paesi presenti alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite a Cancun, in Messico, è raggiungere un accordo su un piano che consenta di recuperare il tempo perduto.

“A questo punto vediamo chiaramente una netta discrepanza tra l’obiettivo dichiarato per la limitazione del riscaldamento globale e gli impegni internazionali in materia di mitigazione e finanziamenti” – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia presente al vertice del Messico insieme alla delegazione internazionale del WWF – “Tuttavia, in molti paesi stiamo registrando una crescita di consenso attorno alla necessità di agire per il clima a livello nazionale. I risultati di Cancun dovranno innanzitutto riconoscere in modo esplicito la carenza degli impegni per riportare le emissioni a livelli di sicurezza e a proteggere la popolazione e il pianeta dagli impatti dei cambiamenti climatici, poi, partendo da quanto dichiarato da ciascun paese, sarà possibile mettere a punto un piano per recuperare il tempo perduto.”

Il diario giornaliero da Cancun di Mariagrazia Midulla sul blog ECQUO >>

“Il piano di Cancun finalizzato a recuperare il tempo perduto dovrà registrare progressi nell’ambito di numerose aree strategiche, dove le più promettenti dovrebbero essere quelle dei finanziamenti per il clima, della protezione delle foreste, della messa a punto e stipula dell’accordo per aiutare le popolazioni più vulnerabili ad adattarsi ai cambiamenti climatici e anche la costruzione di un sistema trasparente per attuare i tagli delle emissioni.”

L’Europa riesce a contenere le emissioni di gas serra, il rapporto « L’ambiente in Europa » dell’Agenzia Europea per l’Ambiente su Repubblica.it >>

Tra le sfide vi sono le questioni riguardanti la creazione di un insieme di impegni legalmente vincolanti riguardanti la protezione del pianeta e della sua popolazione, e anche il ruolo futuro del Protocollo di Kyoto. Le differenze tra i pareri sul tema che caratterizzano le posizioni dei paesi principali, come Giappone, USA, Cina e India, in particolar riguardo a quelli che dovrebbero essere i contenuti di un simile trattato, continuano a rallentare l’avanzamento del processo.  

Recentemente, ad esempio, il Giappone sembra insistere con decisione riguardo al suo desiderio di non avere un Protocollo di Kyoto, un elemento che renderebbe molto difficile il raggiungimento di risultati positivi a Cancun sul pacchetto di decisioni, a meno che il Giappone non scelga un atteggiamento più costruttivo. Per quanto riguarda Cancun è importante mettere a punto strumenti che consentano dei passi in avanti e costruire l’architettura per un accordo globale senza aspettarsi che  tutte le soluzioni emergano simultaneamente.
I 4 punti chiave per il WWF al Summit di Cancun:

•       Dovrebbe essere concordata la creazione di un fondo globale per il clima e dovrebbe essere fatta una dichiarazione chiara su come implementare le nuove e innovative fonti di finanziamenti per il clima che sono state proposte di recente dal Gruppo Consultivo di alto livello (High Level Advisory Group) del Segretario Generale dell’ONU.
•        Dovrà essere completato il testo sull’adattamento e dovranno essere prese decisioni riguardo alle diverse opzioni, per spianare la strada per l’attuazione del Quadro Generale di Attuazione delle Iniziative per l’Adattamento (Adaptation Action Framework for Implementation). Riguardo alla questione delle “perdite e dei danni”, le Parti dovranno essere pronte ad affrontare il fatto che alcuni impatti climatici sono già irreversibili e che i Paesi e le comunità vulnerabili hanno il diritto di essere assistiti quando tali perdite si verificano.
•         Il testo esistente del REDD (riduzione delle emissioni causate da deforestazione e degrado forestale) dovrà essere ulteriormente rafforzato per l’istituzione di efficaci sistemi nazionali che garantiscano che sia avviata la protezione delle popolazioni indigene e della biodiversità, e che le cause della deforestazione vengano affrontate sia dai paesi industrializzati sia da quelli in via di sviluppo. La “REDD+ partnership”, una iniziativa avviata da Norvegia e Francia su numerose foreste tropicali comprese quelle del Messico, ha già mobilitato 4,5 miliardi di $ USA per arrestare il processo di perdita delle foreste tropicali.
•        I paesi dovranno adottare formalmente gli impegni per il taglio delle emissioni presi nell’ambito dell’Accordo di Copenhagen e concordare in quale modo effettuare la misurazione, rendicontazione e verifica (“MRV”) di queste iniziative. Nella fase preparatoria di Cancun questo è stato oggetto di contrasti tra USA e Cina: gli USA dovranno chiarire la loro volontà di impegnarsi per efficaci regole internazionali  comparabili a quelle degli altri paesi industrializzati. E anche la Cina dovrebbe accettare una forma di verifica internazionale delle sue iniziative di mitigazione attuate a livello nazionale.

Nei giorni scorsi il WWF ha presentato un rapporto che dimostra come le economie emergenti si stiano sviluppando anche grazie all’innovazione « carbonio zero » >>

fonte: wwf


Clima: Oxfam, 2010 Anno Record Disastri Naturali. Aperto Vertice Cancun

Nei primi nove mesi di quest’anno, 21mila persone sono morte a causa di disastri naturali legati al clima. Piu’ del doppio rispetto all’intero 2009. Lo rivela un nuovo rapporto diffuso da Oxfam nel giorno di apertura del vertice Onu sul clima di Cancun. Il 2010, si legge nel documento, e’ uno degli anni piu’ caldi di sempre. In Asia, per esempio, il Pakistan ha registrato un picco di 53,7 gradi, il massimo assoluto in Asia. Inoltre, durante il 2010, numerosi disastri legati al clima hanno devastato le vite e i mezzi di sussistenza delle popolazioni piu’ povere. Le statistiche non lasciano dubbi: il 2010 ha gia’ registrato piu’ eventi climatici estremi della media degli ultimi dieci anni, che ammonta a circa 770 l’anno.  »Quest’anno abbiamo visto intere popolazioni soffrire e perdere cio’ che e’ a loro piu’ caro a causa di disastri legati al clima estremo. Un fenomeno che probabilmente peggiorera’, perche’ i cambiamenti climatici stanno stringendo la loro morsa sul pianeta », dichiara Tim Gore, autore del rapporto di Oxfam intitolato  »Ora piu’ che mai: negoziati sul clima che fanno la differenza per chi ne ha piu’ bisogno’. I cambiamenti climatici non possono essere considerati responsabili di uno specifico disastro legato al clima. Ma i modelli scientifici indicano che i cambiamenti climatici causeranno un aumento sia dell’intensita’ che della frequenza di avvenimenti meteorologici estremi. A subirne le conseguenze piu’ gravi saranno le persone gia’ vulnerabili: le inondazioni del Pakistan hanno colpito piu’ di 20 milioni di persone, sommergendo circa un quinto del paese e causando 2mila morti e 9,7 miliardi di dollari di danni. Le temperature estive in Russia hanno superato di 7,8 gradi la media del lungo periodo. Le alte temperature hanno raddoppiato il tasso di mortalita’ giornaliero a Mosca, che e’ arrivato a 700 decessi, e provocato incendi che hanno distrutto il 26 per cento del raccolto di grano del paese.

fonte: ASCA


San Suu Kyi è libera: “Ora è tempo di parlare”

 

“C‘è un tempo per il silenzio e un tempo per parlare”. Così Aung San Suu Kyi, la leader democratica birmana tornata oggi in libertà rivolgendosi alla folla festante che la aspettava davanti casa.

‘‘Domani terrò un discorso, venite” ha aggiunto il premio nobel per la pace, subito dopo la conferma della sua liberazione.
Almeno duemila persone hanno accolto, fuori dalla sua abitazione, la notizia che l’ordine di scarcerazione era stato firmato.

A sessantacinque anni e dopo sette di arresti domiciliari, la leader dell’opposizione al regime militare non ha perso la voglia di lottare per la libertà: “dobbiamo lavorare insieme per raggiungere i nostri obiettivi” ha ribadito, lasciando capire che non abbandonerà la sua battaglia.

Aung San Suu Kyi ha voluto incontrare i suoi sostenitori, non appena i funzionari governativi hanno lasciato casa. Prima di ricevere l’abbraccio della popolazione ha incontrato lo stato maggiore del suo partito, la lega nazionale della democrazia, e il suo avvocato. Testimonianza, questa, che ha voglia di recuperare il tempo perduto e proseguire senza sosta la sua azione politica.

La polizia continua a presidiare i dintorni della sua abitazione e la gente resta in strada pronta a difendere la libertà appena rinconquistata.
Il governo del Myanmar dovrà fare i conti con questa massa consapevole.


Campania, emergenza rifiuti

 

Campania, emergenza rifiuti

21/10/2010 – Il WWF sulla gestione dei rifiuti in Italia dichiara: « Il nostro Paese viaggia pericolosamente contromano »

“I cittadini meritano il coinvolgimento in scelte responsabili e non l’imposizione con la forza di soluzioni sbagliate. L’emergenza campana potrà essere risolta solo quando si comincerà a programmare soluzioni tecniche serie, percorribili e in linea con le politiche comunitarie di settore – dichiara Stefano Leoni Presidente del WWF commentando gli episodi di tensione di questi giorni in Campania -  Finché si continuerà a parlare solo di discariche e inceneritori, come ha fatto finora il Dipartimento della Protezione Civile e gran parte della classe politica, si otterranno solo disordini e proteste. Mentre la nuova legge sui rifiuti impone obiettivi di riduzione della loro produzione e obiettivi di recupero di materia perlomeno dal 50% di quelli prodotti, in Campania non viene sostenuta alcuna politica di sviluppo legato a questi settori”.

“Ma la situazione, incentivando inceneritori e discariche, non potrà che peggiorare ulteriormente provocando  più impianti di servizio e meno recupero di materia dai nostri rifiuti – continua Leoni -  Quello che il Governo, infatti, non esplicita chiaramente è che l’Italia è il terzo stato europeo tra quelli che posseggono il più alto numero di inceneritori di rifiuti e non “brilliamo” certo tra i paesi europei nel recupero della materia”.

E’ tutto il contrario di quello che ci chiede l’Unione Europea. Siamo giunti al paradosso che le nostre imprese del riciclo importano – tranne che per la carta – rifiuti selezionati da altri stati. Continuando in questo modo dobbiamo attenderci altre emergenze, molto più difficili da risolvere. Fra l’altro assistiamo ad assurde decisioni come quella assunta lo scorso agosto, su segnalazione del Ministro degli Interni, di sciogliere il Comune di Camigliano nel casertano, che ‘viaggiava’  verso il 70% di raccolta differenziata, ‘reo’ di non aver aderito alla provincializzazione della gestione dei rifiuti!.”

Il caso Tersigno, per approfondire >>


Nagoya, nuovo « deal » per salvare il Pianeta

Nagoya, nuovo « deal » per salvare il Pianeta

1/11/2010 – La COP 10 vota il Piano di azione globale per la biodiversità

Per la difesa della natura questo è un momento storico: i Governi riuniti a Nagoya per la decima Conferenza della Parti (COP10) sulla Convenzione per laDiversità Biologica (CBD) hanno varato il Piano di azione globale per la biodiversità: 10 anni per salvare la biodiversità sul pianeta con un Piano d’azione condiviso al livello globale.
Questo accordo conferma il bisogno fondamentale di mettere al centro al conservazione della biodiversità come elemento fondamentale della nostra economia e della nostra società.

“I governi hanno riaffermato il messaggio che la protezione del benessere del pianeta è fondamentale nelle politiche internazionali e hanno dimostrato che lavorando insieme si può salvare la vita sul pianeta – ha dichiarato Jim Leape, direttore generale del WWF Internazionale.

I delegati che hanno partecipato alla 10ma Conferenza delle Parti sulla Biodiversità (COP10), riuniti dal 18 ottobre a Nagoya, sono riusciti finalmente a superare lo scoglio del regolamento ABS ,sull’accesso e la condivisione dei benefici derivati dalle risorse genetiche (Access and Benefit Sharing Protocol) che era in stallo da 18 anni da quando la Convenzione è stata firmata. 

Il Protocollo di Nagoya/ABS (così si chiamerà) è un risultato storico e consentirà che l’immenso valore delle risorse genetiche venga finalmente condiviso fra popoli e nazioni. Inoltre i governi hanno condiviso l’obiettivo di arrestare il sovrasfruttamento delle risorse marine e di proteggere il 10% delle aree marine costiere e le aree “high seas”. 

E su questo ultimo punto il commento del WWF: “Pur riconoscendo il grande progresso fatto su questo obiettivo il WWF sottolinea tuttavia che per adesso l’accordo riguarda solo la metà di quanto avevano chiesto gli scienziati per assicurare la conservazione di questi fondamentali biomi”.

Il nuovo Piano d’Azione per la biodiversità individua anche l’obiettivo di proteggere il 17% degli habitat terrestri che è un incremento modesto dell’attuale 10% ma pur sempre uno slancio in avanti perchè riguarda tutto il pianeta e da realizzarsi in un arco di tempo piuttosto breve (10 anni).

I governi hanno anche raggiunto un accordo per modificare i sussidi perversi (es pesca, agricoltura, trasformazione del territorio). Un‘ultima e non meno importante decisione, chiesta a gran voce e più volte anche dal WWF anche in occasione del lancio dell’ultimo Living Planet Report, il nuovo accordo chiede ai paesi di garantire che il valore della biodiversità venga integrata nelle contabilità nazionali. “Si tratta di un elemento strategico e nuovo nell’approccio alla difesa della natura, un segnale politico importantissimo che metterà in moto un nuovo approccio alla finanza globale » – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia.

Mentre il Giappone si è impegnato mettendo a disposizione fondi significativi, il resto dei paesi sviluppati non è stato in grado di mettere sul piatto altrettante risorse immediatamente disponibili. Tuttavia i governi hanno condiviso l’obiettivo di identificare i finanziamenti necessari al Piano strategico entro il 2012 , soldi « freschi » vitali e fondamentali per mettere mano immediatamente alla perdita di biodiversità nel mondo.

“Mentre sono stati fatti significativi progressi su molti fronti bisogna ancora lavora per mobilitare le risorse necessarie per aiutare i paesi in via di sviluppo per raggiungere il loro obiettivo. Ci ha rattristato vedere come alcuni paesi tra i più ricchi siano arrivati a Nagoya a mani vuote, incapaci o poco disponibili a mettere in gioco le proprie risorse capaci di rendere possibile per i paesi in via di sviluppo di raggiungere obiettivi impegnativi. I paesi lasciano Nagoya comunque con una nuova strada condivisa su come salvare la vita sul pianeta” – ha concluso Leape – Adesso è fondamentale che velocemente traducano queste premesse in azioni concrete. Speriamo che nei prossimi mesi anche l’Italia lavori per individuare le risorse necessarie a contribuire agli obiettivi che sono indicati nel piano globale e in quello nazionale. »

Il WWF ha chiesto al Governo italiano di mostrare il proprio impegno sia su scala globale sia su scala nazionale intervenendo nella Manovra 2011 (collocando un accantonamento in Tabella A della Legge di Stabilità 2011,la tabella in cui vengono previsti impegni di spesa corrente finalizzati ad iniziative speciali o nel decreto legge previsto per fine anno) con un adeguato impegno economico che consenta di avviare la realizzazione della Strategia nazionale della biodiversità, approvata lo scorso 7 ottobre, dopo 16 anni dalla ratifica da parte del nostro Paese della Convenzione internazionale della biodiversità (1994),

Il WWF conferma il fondamentale ruolo delle ONG in questi giorni di trattative nel legare tra loro i paesi, nel trovare soluzioni, nell’avvicinare posizioni, un continuo sforzo di facilitazione che ha aiutato a superare le contrapposizioni tra paesi sviluppati e non.


Rapport «Planète Vivante 2010» : les ressources naturelles s’épuisent, selon le WWF

«Lorsqu’il s’agit de la planète, une once de prévention vaut un siècle de réparations» tel est le message du WWF qui vient de présenter son rapport «Planète Vivante 2010». Zoom en 10 points clés.

 

1. La biodiversité est toujours en déclin, en particulier dans les zones tropicales et les habitats d’eau douce.

2. Les pays à haut revenus ont une Empreinte Ecologique environ trois fois plus importante que les pays à revenus moyens et à peu près cinq fois le revenu des pays à faible revenus. Les pays à plus forte empreinte écologique sont les Emirats Arabes Unis, le Qatar, le Danemark, la Belgique, les Etats-Unis, l’Estonie, le Canada, l’Australie, le Koweït et l’Irlande.

3. A revenus plus élevés, empreintes écologiques plus élevées, à revenus faibles, empreintes écologiques allégées.

4. Sur la base des données de 2007 analysées dans le rapport 2010, l’Empreinte Ecologique de la Terre a dépassé sa biocapacité (terre productive) de 50%.

5. Si nous continuons à vivre au delà des limites de la terre, d’ici à 2030, l’humanité nécessitera une capacité de deux planètes afin de maintenir le rythme de consommation des ressources naturelles et d’absorber la pollution de CO².

6. Notre « découvert » actuel est largement le fait d’émissions de carbones.

7. Deux problèmes capitaux doivent être pris en compte, le développement des pays à moyens et faibles revenus et l’accès équitable de l’intégralité de l’humanité à une énergie propre, à de la nourriture et des ressources terrestres.

8. L’impact de la dégradation environnementale s’abat sur les peuples les plus pauvres

9. Notre consommation d’énergie, notre façon de nous alimenter et de nous approvisionner en énergie est centrale dans l’allègement de notre empreinte et du maintien de la biodiversité afin d’assurer que la Terre puisse entretenir une population globale estimée qui dépasse les 9 milliards en 2050.

10. Mesurons ce que nous chérissons : nous devons parvenir à mesurer et évaluer la biodiversité, les écosystèmes et la santé, sachant que ceux-ci contribuent à notre biocapacité (terre productive).

Au final, notre prospérité repose sur une gestion soutenable et raisonnable de notre capital naturel.


Swimming Dragon for a Healthy Spine

 

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